Il Tirreno

Il regista innamorato di San Vincenzo ora punta al suo primo lungometraggio

M. A. SCHIAVINA
Il regista innamorato di San Vincenzo ora punta al suo primo lungometraggio

Antonio Meucci, pisano, dopo aver lavorato 15 anni a Roma, è approdato sulla costa per amore della moglie Simona Quattro cortometraggi pluripremiati, e tante esperienze nel montaggio e nella sceneggiatura anche per la pubblicità

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l’intervista

M. A. SCHIAVINA

«Il mio innamoramento per il cinema – racconta il regista pisano Antonio Meucci, da tempo residente a San Vincenzo, paese della moglie Simona – è iniziato nell’inverno del 1977, quando avevo solo sei anni, grazie al film “Guerre stellari” che ha lasciato in me un segno indelebile. A vederlo mi ci aveva accompagnato mio padre, la sala era piena di bimbi, tutti attoniti, davanti a uno spettacolo incredibilmente fantastico e, allo stesso tempo, incredibilmente reale! Da lì la voglia di entrare nel mondo del grande schermo, che a sette anni, un anno dopo quell’esperienza indimenticabile, iniziò con la scrittura del primo soggetto».

La trama?

«Era la storia di un uomo che possedeva un disco a 33 giri, con inciso sopra il silenzio e, tenendo il volume al massimo, riusciva ad azzerare tutti i rumori intorno a sé. Ricordo ancora i polpastrelli delle dita, indolenziti per la battitura a macchina, gli scarabocchi a pennarello per memorizzare le inquadrature, ma anche il piacere di scoprire che scrivere era ganzo».

Poi cosa è successo?

«A 17 ho noleggiato il Vhs di “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. È stato amore a prima vista tanto che, dopo la maturità scientifica, mi sono iscritto a Firenze a un corso di regia, per poi continuare con scenografia all’Accademia di Belle arti, diplomandomi con 110 e lode».

Quali sono stati i registi che l’hanno influenzata maggiormente nel corso della sua professione?

«Senz’altro Stanley Kubrick, Luis Buñuel e Jim Jarmush».

Fra i lavori realizzati dal diploma in poi quali le hanno dato più soddisfazione?

«A livello morale sicuramente i primi quattro cortometraggi indipendenti (raccolti nella Quadrilogia del Moto Verticale), visti e premiati in numerosi festival italiani e poi approdati nei cinema di città come Berlino, San Francisco e New York. Poi i servizi per “Chi l’ha visto?”, format di grande utilità sociale. E infine il doppio dvd “Abecedario” di Andrea Camilleri, una lunga intervista per la regia di Eugenio Cappuccio, di cui ho firmato il montaggio».

E quali i progetti vincenti anche dal punto di vista economico?

«Il videoclip realizzato per il gruppo rock Litfiba, i vari spot promozionali per le serie tv di Sky; lo spot per gli orologi U-Boat e alcuni film, tra cui: “Se sei così ti dico sì” (di cui sono stato assistente al montaggio), interpretato da Belen Ropriguez ed Emilio Solfrizzi».

Antonio Meucci, regista, sceneggiatore e montatore, fa solo cinema o va anche al cinema?

«Al cinema vado di rado, e me ne rammarico. Guardo i film da casa, di notte, quando tutti dormono e tengo un diario in cui prendo ogni volta appunti. Non so bene per cosa, ma ne sento l’esigenza».

Che genere di pellicole predilige?

«Quelle in cui la narrazione è opaca e la temporalità non è per forza lineare: in questo David Lynch è un vero maestro».

A un certo punto da Pisa si è trasferito a Roma, per poi tornare in Toscana, a San Vincenzo dove risiede tuttora. Come è stata l’esperienza nella capitale e com’è quella in un paese turistico?».

«Tutto quello che conosco sul cinema l’ho imparato a Roma, dove sono stato 15 anni. Ma, se lavorare in una grande città era stimolante, vivere a San Vincenzo, un luogo dove la natura è ancora preponderante, direi che è terapeutico». Dove ha conosciuto sua moglie? E di cosa si occupa?

«A Firenze. Dopo essersi cimentata per anni in un laboratorio di prodotti realizzati a mano, che spaziavano dal complemento d’arredo agli accessori moda, e aver lavorato al Teatro dell’Opera di Roma come costumista, ora insegna grafica alle scuole superiori».

Avete figli?

«Uno, di 10 anni e mezzo».

Vorrebbe seguire le orme del babbo o ha altri sogni?

«Per ora non sembra interessato. Forse crescendo si appassionerà, ma ho la sensazione che la sua strada sarà molto diversa dalla mia».

Torniamo a lei. Progetti nell’immediato?

«Col musicista Francesco Landucci, abbiamo creato “Hill Track”, un’opportunità di esibizione presso il “Poderino Recording Studio” di Casale Marittimo. Siamo alla ricerca di musicisti valenti, che incrementino sempre più i filmati già presenti su YouTube e presto dovremmo ospitare la fisarmonicista Rita Di Tizio e il pianista Andrea Pellegrini».

E per il futuro?

«Quest’estate lavorerò allo script del mio primo lungometraggio. Un progetto che inseguo da molti anni per cui, nel 2000, ottenni da una casa di produzione un contratto di opzione alla sceneggiatura. La cosa poi non decollò ma oggi, a distanza di quasi vent’anni, mi è venuta voglia di riprendere in mano la storia, lasciandone invariata l’idea di fondo, caratterizzandone meglio i personaggi e ambientando il tutto nel territorio dove vivo».

Di che storia si tratta?

«È molto strana, quasi enigmistica: un viaggio a piedi, una donna che attende sola nel suo appartamento, gruppi di cultori del suono registrato e, indirettamente (molto indirettamente), il matematico Kurt Gödel».

Di cinema ha vissuto e di cinema vuole vivere. Ma ha mai pensato di aprire una scuola a tema in Val di Cornia, o addirittura, perché no, a San Vincenzo?

«Ci sto pensando e vorrei creare qualcosa legato al periodo estivo. A settembre poi, sempre a livello didattico, inizierò una collaborazione con l’attore livornese Emanuele Barresi, il direttore della fotografia Giovanni Cavallini, i registi Giacomo Becherini e Massimiliano “Mamo” Gionti, per il progetto “Lascuolagira”, sovvenzionato dal Miur–Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dal Mibact – Ministero per i beni culturali). Riguarderà i ragazzi dell’Istituto Superiore “Marco Polo di Cecina che spero ne facciano buon uso, magari prendendo spunti per il loro futuro». —



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