Gioco
Libera, cinque anni di attività Festa in uno dei luoghi simbolo
San vincenzo. Il 14 giugno il Presidio di Libera “Rossella Casini” di Castagneto Carducci e San Vincenzo festeggerà i suoi 5 anni di impegno e attività e lo farà davanti a uno dei beni confiscati, un ex panificio nella zona artigianale sud di Donoratico. Con l’occasione farà tappa a Donoratico “Onda Libera” il tour sui beni confiscati in Toscana organizzato da Libera regionale e dalla Regione Toscana.
L’appuntamento è alle 18 in via del Mercato a Donoratico. Sono stati invitati a partecipare i sindaci di Castagneto e San Vincenzo. Alle 19,30 l’incontro proseguirà al Circolo Arci con un apericena e le musiche e canzoni degli On the mend (Daniele Pistocchi e Valentina Cantini). «Le parole scritte dai Giudici della Corte d’appello di Firenze e riprese da quelli della Corte di Cassazione, sentenza del 3 aprile scorso, sono esplicite: quei 29, tra immobili e terreni di Michelangelo Fedele e dei suo familiari vanno confiscati per la dimostrata “sproporzione tra redditi e disponibilità” – affermano dal Presidio –. In proposito la Cassazione afferma “che il Fedele fosse “abitualmente dedito a traffici delittuosi ovvero... per il tenore e la condotta di vita debba ritenersi che viva anche in parte, sulla base di elementi di fatto, con i proventi di attività delittuosa”. Ciò su cui siamo tutti chiamati a riflettere, a partire dall’occasione di “Onda Libera”, è su come sia stato possibile che una tale rete criminale si sia inserita in comunità come le nostre». Che prosegue: «Se, infatti, la Magistratura è arrivata, per la prima volta, a stabilire la confisca definitiva di un patrimonio di circa 3 milioni di euro, è tutta da comprendere la storia di un così consistente accumulo illecito di ricchezza. Certamente la condanna in primo grado dello scorso anno a 12 anni di reclusione per usura aggravata può offrire importanti informazioni su metodi e strategie usuraie, che sono state attuate in queste zone per lungo tempo».
Viene sottolineata «la grande difficoltà a denunciare da parte della maggioranza delle vittime. La storia dell’usura ci racconta la paura di chi cade in questa spirale drammatica, per problemi familiari o per fallimenti. Ma la paura non è complicità, deriva dall’essersi trovati soli, sia dal punto di vista economico, con le banche che non forniscono crediti, che dal non aver, per troppo tempo, riconosciuto, nelle istituzioni, nella magistratura, nelle forze dell’ordine i soggetti a cui rivolgersi. Mentre spetta alle forze dell’ordine e alla magistratura il compito di colpire chi viola la legge, sta alla società e a tutte le sue componenti far sì che fenomeni come l’usura non attecchiscano». E concludono: «Una risposta importante in questo senso sarà l’impegno dei Comuni nella gestione a fini sociali dei beni confiscati. Un percorso articolato, con delle regole ben precise, che può restituire alle comunità ciò che comportamenti illegali e criminali ha loro sottratto. Il Codice antimafia prevede proprio che attraverso l’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati gli enti locali possano manifestare il loro interesse alla gestione di immobili, terreni e aziende confiscate, presentando progetti di riutilizzo a fini sociali». —
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