Sicurezza
Roventini non si dimette: «Che responsabilità avrei?»
Il segretario federale Dem non sembra scosso dalla batosta elettorale Cruda analisi di Maestrini: «Ho colpe come tutti, azzeriamo e ripartiamo»
PIOMBINO. «Voglio ringraziare Anna Tempestini che ha fatto un grande lavoro, nonostante il poco tempo a disposizione. Da qui dobbiamo ripartire, ci sono altri appuntamenti elettorali a cui prepararsi, tra cui le regionali dell’anno prossimo».
Così, con un certo aplomb, il segretario federale del Pd Massimiliano Roventini, commenta la storica batosta che manda il Pd all’opposizione dopo 70 anni. Nella notte di domenica il segretairo comunale Bruna Geri ha messo il mandato a disposizione del partito, Roventini invece non sembra avere in mente nulla del genere: «Mah, io sono segretario da un anno e mezzo, non so quali responsabilità mi possano essere addebitate. Anche quelle di Bruna verrano discusse ma non so se saranno accettate. Ho convocato la segreteria per avviare una seria discussione. Dobbiamo fare tesoro di quanto accaduto su un risultato. Intanto in bocca al lupo a Ferrari per il lavoro che lo attende nei prossimi 5 anni».
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni di Carla Maestrini, mesi fa potenziale canidata a sindaco, ed ex assessore all’urbanistica, che chiede invece un’analisi più profonda dell’accaduto: «Il ballottaggio di ieri non lascia incertezze interpretative. Piombino oggi ha un nuovo sindaco, Francesco Ferrari, a cui va il mio augurio di buon lavoro. Ad Anna Tempestini il mio ringraziamento per averci messo competenza, forza e passione. Ci sarà tempo per analizzare, riflettere, ma alcune cose vanno pur dette - sostiene l’ex assessore -. Mi sento addosso (quota parte) la responsabilità di questa sconfitta. Per il ruolo di assessore ricoperto, per le scelte che inevitabilmente ho contribuito a prendere, per le oggettive difficoltà di comunicare il lavoro svolto. Ho sempre detestato chi in politica non perde mai. Chi nella vita vince sempre, chi scarica le responsabilità sugli altri. Ero in Comune, a vario titolo ho avuto negli ultimi tre anni ruoli nel partito, quindi sono responsabile». Una responsabilità diciamo oggettiva dunque quella si addossa Maestrini che però non le manda certo a dire ai dirigenti del Pd: «Le sconfitte, in politica come nella vita, non hanno mai un’unica causa. Un solo nome e cognome. In questo caso, un intero gruppo dirigente (me per prima, l’ho scritto) deve sentire il peso di questa sconfitta, scusandosi coi propri iscritti ed elettori per non essere stato in grado di comprendere questo passaggio cruciale. Troppa arroganza, presunzione. Troppo inutilmente riversi nelle guerre intestine per ruoli, controllo, bandierine. Persone scelte per senso di appartenenza a correnti o spifferini, non per merito o capacità. Sempre pronti a scontrarsi, non più in grado di ascoltare, capire, cercare di proporre visioni e prospettive». L’ex assessore conclude sostenendo che «la reazione dovrà essere, necessariamente, all’altezza della sconfitta. Non si pensi di tirare a campare, congelando un partito e una comunità. Non si pensi di aspettare i passi falsi della nuova giunta per ricominciare a fare politica. Non è il tempo della guerra interna, nemmeno quello dell’immobilismo del tutti colpevoli/tutti innocenti. Si riparta azzerando ruoli e posizionamenti, ricucendo le fratture con la nostra comunità, valorizzando chi ha competenza e passione. In questa fase tutti importanti, nessuno indispensabile. Me per prima, va da sé». Analisi lucida: il Pd deve ripartire. Il presidente della Regione Enrico Rossi parla di «sconfitta dolorisissima: a mio parere, oltre che a vicende politiche locali, c’è sullo sfondo un tema che pesa, ed è la necessità che la sinistra e il Pd trovino un radicamento più forte fra i lavoratori e il mondo del lavoro». —
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