Il Tirreno

Ferrari, strategia vincente: ma governare non sarà facile

CRISTIANO LOZITO

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CRISTIANO LOZITO

Già in vantaggio al via della campagna, non ha mai perso il comando della corsa: Francesco Ferrari è il nuovo sindaco, grazie al 64,27 % dei voti, e il suo nome resterà nella piccola, grande storia della città, come quello di chi per la prima volta è riuscito a detronizzare la Sinistra dopo 70 anni.

Una Sinistra che dopo aver tentennato per mesi ha scelto di scaricare il sindaco uscente, Massimo Giuliani senza avere un vero ricambio, e che dopo aver incassato una lunga serie di rifiuti di potenziali candidati, ha puntato in extremis su Anna Tempestini, da cinque anni fuori dalla politica: una donna esperta e con grandi capacità, che con notevole coraggio si è prestata a quella che è parsa subito una missione impossibile.

Dopo Bologna, Sesto San Giovanni, Livorno, cade anche il fortino rosso piombinese, in fondo solo una definizione giornalistica visto che il rosso in realtà si era scolorito da tempo. Non una sorpresa però, tra le mura della città, dove il consenso al Pd si era consumato da tempo, prima di polverizzarsi nella disastrosa gestione della vicenda Rimateria e del referendum negato.

Vince Ferrari, che ha colto subito il valore simbolico della battaglia sulla discarica e su quel tema ha avuto la capacità e l’intuizione di costruire un’originale coalizione: tre liste civiche composte da molti neofiti della politica ed ex rappresentanti della sinistra dura e pura, e tre formazioni politiche trainate dalla Lega – fin qui inesistente in città dal punto di vista organizzativo e della rappresentanza – in grado di sfruttare il vento che spinge in tutta Italia il partito di Salvini.

Ferrari si è subito dimostrato leader ideale di un centrodestra che aveva in città un potenziale indiscutibile ma che mai aveva trovato un candidato credibile. Il neosindaco è stato abile anche nel tenere in sordina la Lega (che pure conquista poco meno della metà dei consiglieri comunali della maggioranza), e il suo stesso partito, Fdi, che ha ottenuto un risultato risibile, convinto che dare spazio mediatico a questa Destra in una città come Piombino gli avrebbe soltanto nuociuto e che invece la bandiera del civismo fosse la chiave di volta per dare la spallata al Pd.

Dunque, una conduzione della campagna elettorale senza inciampi, o quasi. Il suo slogan, “cambiamo marcia” ha subito convinto la maggioranza della città, l’impegno continuamente ribadito in mille incontri pubblici a dare voce ai cittadini ne ha rafforzato progressivamente il consenso. Se la strategia “Tutti uniti coltro il Pd” è stata dunque l’arma vincente, da oggi per Ferrari viene il difficile. Non solo per la crisi della città ma anche per la necessità di fare delle scelte al termine di un percorso dove la propaganda l’ha fatta da padrona, e in cui i contenuti programmatici sono stati appena tratteggiati. Vedremo come il neosindaco riuscirà a governare una maggioranza multiforme e con una forte connotazione leghista. Il partito di Salvini si è adeguato a un ruolo mediatico sottotraccia per tutta la campagna elettorale, ma è immaginabile che ora vorrà far sentire il suo peso nel successo elettorale e di conseguenza nelle scelte di governo, specie quelle sensibili, come la sicurezza, la gestione dei flussi migratori, i servizi sociali.

Il Pd invece ora è chiamato a un compito nuovo: dovrà mostrare di saper fare opposizione, certo, ma anche lavorare per non implodere nell’inevitabile guerra interna che seguirà, l’ultima dopo le tante che l’hanno portato alla sconfitta. —



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