Attenzione
Riutilizzo dei beni, la sfida chiama in causa i Comuni
campiglia. Dopo la confisca definitiva dei beni, prima che questi vengano messi nella disponibilità dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati (Anbsc), è prevista un’udienza per stabilire se vi sono creditori che possono accampare diritti di prelazione su quelle proprietà. Ed è il primo passaggio di un percorso tutt’altro che snello, in cui un ruolo possono giocarlo anche i Comuni.
Ottenuti le proprietà l’Agenzia aggiornerà le schede tecniche di tutti i beni e si attiverà per l’indizione di una conferenza dei servizi, a cui saranno invitati a partecipare tutti gli enti pubblici potenzialmente interessati all’assegnazione dei beni confiscati, tra cui Comuni, Provincia, Regione. L’obiettivo è di restituire i patrimoni confiscati alla criminalità organizzata e consentirne l’utilizzo per il bene della collettività e per promuovere occupazione.
Nella conferenza ha un ruolo centrale la Prefettura. È prevista una durata di 45 giorni, che servono per svolgere tutte le verifiche necessarie sui beni e sulle loro condizioni, per manifestare idee e progetti. Al termine gli enti che lo vorranno potranno esprimere la propria manifestazione d’interesse alla gestione.
In pratica, la prefettura, gli enti locali e l’Agenzia del demanio nell’ambito di una collaborazione interistituzionale si confrontano e manifestano l’eventuale interesse per un bene da destinare ad uso sociale o istituzionale. Solo dopo l’acquisizione delle manifestazioni d’interesse, il consiglio direttivo dell’Agenzia decide sulla destinazione dei beni.
L’iter dell’assegnazione di un bene è piuttosto complesso, data la delicatezza del contesto; ed è proprio in questo quadro ispirato a modelli di legalità partecipate. Le linee guida dell’Anbsc per arrivare alla destinazione dei beni confiscati in via definitiva sono dettagliate da una circolare del 15 maggio 2018. Nella circolare si richiama quanto stabilito dall’articolo 112, comma 3, del cosiddetto Codice delle leggi antimafia.
L’articolo stabilisce che l’Agenzia, per le attività connesse all’amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati, anche in via non definitiva, nonché per il monitoraggio sul corretto utilizzo dei beni assegnati, si avvale delle Prefetture territorialmente competenti, presso le quali è istituito un apposito nucleo di supporto. Con decreto del Ministro dell’interno sono definiti la composizione di ciascun nucleo di supporto e il relativo contingente di personale, secondo criteri di flessibilità e modularità che tengano conto anche della presenza significativa, nel territorio di riferimento, di beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Sono i prefetti, invece, a individuare, sulla base di linee guida adottate dal consiglio direttivo dell’Agenzia, le altre amministrazioni, gli enti, le associazioni e cooperative sociali che partecipano alle attività del nucleo con propri rappresentanti. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google