Gioco
Chiuso il sipario sulla Fiera mostra Il bilancio a caldo degli espositori
Più pubblicità, spazi espositivi e format da rinnovare Criticata la novità della tensostruttura dedicata al cibo
venturina. Bisogna attirare più persone (che spendano, soprattutto), fare più pubblicità, ottimizzare gli spazi e rinnovare il format con idee che permettano di sopravvivere negli anni futuri. E abbattere i costi per uno stand. A dirlo sono alcuni espositori nel fare un bilancio della loro partecipazione alla 48ª Fiera mostra, che si è conclusa il 2 giugno.
La novità di quest’anno, ovvero la tensostruttura dedicata al food con panchine e tavoli per mangiare e palco per spettacoli, è stata quella che più di tutto ha attirato qualche critica. In particolare, da chi aveva una postazione al suo interno, tra stand di vendita diretta, bibite, piadine e punti ristoro. «È stato un errore metterci qui dentro – ha detto Flora Vito Francesco, prodotti della Puglia –. Quando si anima il palcoscenico noi che facciamo vendita diretta possiamo anche chiudere. Chi invece vende birra, panini o piatti espressi ne trae vantaggio. Veniamo a questa fiera da tanti anni, il prossimo torniamo solo perché il presidente Sefi Carolini ha ammesso lo sbaglio e ci ha dato parola che ritorneremo ai posti di prima». Di persone ne girano in fiera, ma non spendono tanto. «Soprattutto i venturinesi – ha aggiunto –. Io ho clienti di Follonica, San Vincenzo e paesi vicini con cui riesco bene o male a rientrare delle spese. Ma avrei fatto meglio se non fosse piovuto, soprattutto la prima domenica. Tenendo conto poi che per nove giorni con la mia famiglia spendo anche per soggiornare qui. Inoltre, c’è da considerare che eccezionalmente in questi giorni c’era anche la fiera campionaria di Padova, quindi gli standisti si sono divisi e qui ce ne sono meno».
Non sa se tornerà il prossimo anno il titolare dello stand di cannoli siciliani, sempre nella tensostruttura food. «È il mio primo anno qui e sinceramente non ho lavorato granché. La gente non spende e con la musica e gli spettacoli è peggio, assiste e basta. E magari sarebbe meglio mettere chi fa vendita diretta fuori dall’area food». Non intende ripetere l’esperienza Valentina Gualtieri, Gualtieri center di Firenze. «Il primo e l’ultimo anno che vengo qui – ha riferito –. I visitatori non spendono. Vendo sandali e a dire il vero il maltempo non ha aiutato. È un bel posto, si sta bene ma non torno anche perché non mi sono piaciuti gli organizzatori».
«Non c’è interesse a spendere – fanno eco dal Martini home, di Venturina –, se non per mangiare. Sicuramente il tempo non ha giovato, poi son troppi 9 giorni di fiera. Diventa più una rimessa star qui».
Suggeriscono una fiera più breve anche da Bc clima, altra azienda venturinese, in fiera dal 1999. «Chi viene da fuori – hanno detto – se non vende non rientra nelle spese. Quest’anno ci sono molti meno espositori, siamo 108. Se continua così tra un paio d’anni questa fiera andrà a finire. Noi abbiamo la nostra clientela, altri invece sono in difficoltà e non tornano perché si son trovati male. E uno stand costa caro. Di Venturina siamo rimasti in pochi e anche dal comprensorio vengono sempre meno aziende. Da anni suggeriamo agli organizzatori di ridurre i giorni e far pagare l’ingresso tipo 3 euro dai 18 anni in su, così gli stand costano meno e c’è più incentivo a partecipare. E poi non è abbastanza pubblicizzata questa fiera».
Tra i consigli, anche quello di spostarla a fine giugno, così da intercettare una parte di turisti, o aprire il museo del lavoro per attrarre un altro tipo di visitatori. «Questa fiera sta decadendo sempre più. Siamo qui da 8 anni ma il prossimo non torneremo – sottolinea Carola Frei di Dàmeda Salotti, Brianza –. Il problema è organizzativo. Gli stand sono sempre meno, noi abbiamo bisogno delle persone e gli organizzatori degli standisti, ma non fanno nulla per portare persone, quindi è un cane che si morde la coda. I costi son sempre molto alti per noi espositori, anche contando che viviamo qui nove giorni, e i visitatori sempre in calo. Serve più pubblicità fuori provincia. E magari avere delle idee innovative, come per esempio allestire lo spazio esterno con un prodotto a testa dagli stand, con la collaborazione di noi espositori, in modo da creare una zona da far vivere a chi viene, un’attrattiva. Basta un po’di fantasia, sembra invece che l’unico interesse degli organizzatori sia quello di vendere le postazioni. Ma se parli con loro dicono che va sempre tutto bene, l’affluenza è la stessa e invece sono sicura che tanti la pensano come me».
Soddisfatto invece Fabrizio Mancini di Tutto fuoco (camini e stufe) di Orvieto. «Da 21 anni sono qui e negli ultimi anni lavoro molto bene, ho la mia clientela – ha precisato –. L’unica nota negativa di quest’anno è stata il maltempo. E il fatto che è mancato il tradizionale ponte del 2 giugno, arrivato di domenica». –
Annalisa Mastellone
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
