Gioco
Una partita che si gioca sull’ambiente anche nell’attesa del ballottaggio
L’analisi a poco più di una settimana dal confronto decisivo tra Francesco Ferrari e Anna Tempestini
paolo carletti
Un divario di quasi 20 punti da recuperare in due settimane, siamo sinceri, appare come scalare l’Everest. È vero che la politica ci ha abituati a ribaltoni a volte clamorosi (si ricordi Nogarin a Livorno), ma ogni scenario politico ha le sue caratteristiche e i suoi confini che difficilmente possono essere sfondati. Il Pd uscito con le ossa rotte dal primo turno - ne siamo certi - ce la metterà tutta. Già dal giorno seguente alla “fuga” di Francesco Ferrari, che solo per un soffio non è stata una fuga “per la vittoria” al primo turno, a sinistra ci si è rimboccati le maniche ed è partita la fase due, quella del tentativo del riscatto. Del porta a porta, delle consultazioni con le liste che non fanno parte della carovana del centrodestra e hanno corso da sole. Vale a dire Rifondazione comunista, Spirito Libero (Ferrini) e soprattutto Movimento Cinque Stelle. Diciamo soprattutto perché Pd e Rifondazione sembrano avere in comune ormai solo l’area di collocazione politica. Callaioli ha espresso spesso idee, anche in piazza, più vicine al centrodestra che al Pd e ai suoi alleati. Cosa farà Ferrini è tutto da vedere, così come il Movimento di Pasquinelli, l’altro grande sconfitto in questa tornata elettorale. Apparentamenti? Difficili, anzi, forse è il caso di dire che non ce ne saranno. Tutt’al più appoggi esterni che spesso sono però sono parole al vento. Un recupero dunque, o comunque una sfida al ballottaggio che conceda un po’ di incertezza e speranza per la sinistra, dove andarlo a cercare?
La risposta più logica forse sarebbe che il gap andava colmato prima del 26 maggio. Il Pd e la sinistra, aldilà del refrain “vincono sempre questi, è ora di cambiare”, ha lasciato qualche giro di vantaggio a Francesco Ferrari e alle sue liste, su cosa? Sull’ambiente. In questa parola-contenitore troviamo quanto Anna Tempestini non ha potuto fare, e forse nessun altro avrebbe potuto. Ci chiediamo: parlando con gli esclusi e possibili “alleati”, il Pd può ancora correggere la mira sui temi ambientali, che poi al centro hanno la discarica (non certo le pale eoliche, il fotovoltaico o altro...). Sui rifiuti è possibile, per dirla alla Ferrari “cambiare marcia”? Sia chiaro, il problema discarica e rifiuti esiste ed esisterà chiunque vinca il 9 giugno, ma è necessario insistere su una soluzione che ha marcato la differenza tra i due candidati oppure no? Qualcuno penserà che non solo di rifiuti si tratta, e invece io sono convinto che la differenza l’ha fatta proprio la “monnezza”, e i cattivi odori. Oltre alla mancata reazione del Palazzo e anchea una certa chiusura di fronte a un Comitato sì provocatore, ma che delle ragioni le aveva e le ha portate in piazza. I social hanno fatto il resto, anche con chi scambiava il calcare con l’amianto nel fondo delle pentole. Di certo c’è una cosa: Piombino è una cittadina con quattro-cinque strutture da grande città. Serve un sindaco che oltre a dire dove gli altri hanno sbagliato abbia in mente delle soluzioni. L’auspicio è che esca dalle nostre urne. —
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