Gioco
«Non ci siamo fatti capire tanti ci considerano avvelenatori della città»
Angelo Trotta, presidente del consiglio comunale uscente, corre col Pd a sostegno della candidata di centrosinistra Anna Tempestini
Il peso che qualcosa si è spezzato lo ha misurato anche sulla sua pelle. «Nel 2014 avevo preso circa 400 preferenze mentre questa volta sono state 241», dice Angelo Trotta, candidato nella lista del Partito Democratico a sostegno di Anna Tempestini. Numeri a parte, anche se contano eccome in politica, è sulle ragioni di un legame affievolito che Trotta, 61 anni capo sala del pronto soccorso dell’ospedale Villamarina, nella precedente amministrazione di Piombino presidente del consiglio comunale, invita a riflettere. Lui il 26 maggio è stato incoronato campione di preferenze delle amministrative piombinesi, ma è un primato dal retrogusto amaro. Consapevole della sfida che ha di fronte la sua coalizione per recuperare terreno nei confronti del candidato a sindaco Ferrari.
«C’è la generale perdita di consenso del Pd che ha pesato e la scelta di molti di passare dall’altra parte. Ho anche degli amici carissimi che hanno cambiato». Il crollo dei consensi del suo partito dalle europee alle amministrative lo bolla come «un avviso di sfratto». Ma per Trotta c’è un dato che ha condizionato più di tutto in negativo il confronto elettorale. «Molti hanno impostato la loro proposta e incentrato la campagna elettorale su Rimateria – dice –. Di questo sono dispiaciuto. Al di là delle semplificazioni e banalizzazioni da parte nostra su questo tema però non siamo stati capaci di trasmettere in maniera incisiva l’opportunità che può rappresentare Rimateria, soprattutto per le bonifiche». Che aggiunge: «Invece siamo considerati come degli affamatori e avvelenatori della città. Noi siamo stati in gradi di farci capire. Non avveleniamo nessuno perché anche noi abbiamo figli e nipoti che vivono in città».
Trotta rivendica il suo stare tra la gente. Del resto, da quarant’anni è uno dei volti che s’incrociano al pronto soccorso di Piombino. «Io vivo tra la gente e non do colpe ai piombinesi, siamo noi che non siamo riusciti fino ad ora a farci capire». Che aggiunge: «Negli ultimi cinque anni di consiliatura ho rivestito una carica istituzionale e per questo mi sono ben guardato dal prendere delle posizioni».
Come ha impostato la sua campagna elettorale? «Sull’essere chiari e sulla mia persona. Amo la chiarezza e preferisco avere tanti nemici piuttosto che l’ambiguità, che non fa parte della mia persona. Insomma, non posso certo imputarmi di non essere stato in mezzo alla gente anche perché di solito per avere un voto di preferenza bisogna chiederlo almeno a dieci persone».
Che cosa può rivendicare il centrosinistra che non è stato sufficientemente apprezzato? «La tenuta del servizio sanitario, il sostegno da 20 anni del punto nascita per stare ai temi della sanità – dice –. Ma anche la variante Aferpi come lo sviluppo del porto e l’impegno per la strada 398, su cui ci sono dei ritardi che non possono essere imputati al Comune anche se finiscono per ricadere sull’amministrazione locale». La necessità di un cambio di passo, evitando di citare il candidato Ferrari che propone un cambio di marcia, da qui al ballottaggio del 9 giugno è indispensabile. «Stiamo valutando gli errori fatti ed eventualmente di fare delle aperture. È evidente che qualcosa vada rivisto». Che aggiunge: «Parlare stando sui banchi dell’opposizione è molto più semplice che amministrare. Dobbiamo smontare le promesse elettorali di Ferrari e non sul piano dell’attacco ma argomentando. I prossimi 5 anni di consiglio comunale spero di farli in maggioranza». —
M.M.
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