Sicurezza
Azzi non è più al comando Jindal gli revoca le deleghe
Clamoroso sviluppo ai vertici delle Acciaierie: fuori l’amministratore delegato protagonista nel processo che ha portato Jsw a investire a Piombino
Aferpi non c’è più. A dare il segno delle novità agli ingressi dell’acciaieria sono le nuove insegne: Jsw Steel Italy. Ma c’è ben altro. La casa madre ha revocato le deleghe a Fausto Azzi che, per conto della Jindal South West di Sajjan Jindal, guida da amministratore delegato le acciaierie Aferpi, Gsi Lucchini e Piombino Logistics, ovvero i tre tasselli del mosaico rilevato da Cevital. La decisione è stata presa il 30 maggio, ma stando ai rumors nei corridoi del quartier generale piombinese era nell’aria da tempo. Insomma, gli addetti ai lavori non vi leggono nessun segnale in negativo rispetto all’impegno dell’imprenditore indiano di rilanciare le produzioni siderurgiche su scala locale.
«Nessun commento». È laconica la risposta di Fausto Azzi. Per capire che cosa sia accaduto è necessario rivolgersi altrove. A chi frequenta la siderurgia e ne è un osservatore interessato. Si scopre così che la decisione non desta alcuna sorpresa. Anzi, che Azzi fosse in uscita era una voce che circolava da tempo. Motivo? Dopo il ruolo importante nel processo che ha portato il gruppo Jsw a investire su Piombino e alla fase che dalla scorsa estate è servita per avviare la nuova gestione il rapporto si sarebbe logorato. E così la stagione del manager a Piombino si sarebbe conclusa.
Il mancato atto di presenza di Azzi alla firma dell’accordo di programma il 23 maggio nella sala consiliare non era passato inosservato. Al tavolo c’erano solo il presidente della Regione Enrico Rossi e il sindaco di Piombino Massimo Giuliani. Si chiarì che era solo una questione di fuso orario rispetto alla casa madre indiana Jsw. Ma la firma a cui si lega l’investimento da 30 milioni per ammodernare la produzione del treno rotaie ancora non c’è stata. L’azienda deve indicare chi è delegato a farla.
La scelta del gruppo Jsw della persona a cui affidare le redini dello stabilimento di Piombino potrebbe rivelare molte cose. In questa fase, si è trovato un primo equilibrio industriale con rifornimenti di semilavorati che arrivano regolarmente e le tre linee di laminazione che hanno una loro regolarità. Certo è poco per chi si aspetta che, per dirla con uno slogan, si torni a colare acciaio. Ma è tutt’altra prospettiva rispetto alla gestione Cevital. L’azienda è tornata sul mercato. E che cosa decideranno di fare gli indiani dipenderà anche dalle prospettive del settore.
Una cifra. Jindal ha investito 70 milioni di euro nell’avventura piombinese. Ed è un elemento che viene sottolineato per dare il senso di un impegno concreto a sviluppare un progetto industriale. A determinare il passo come in ogni investimento sono le prospettive del mercato siderurgico e le incertezze di quello che si definisce il sistema Paese, stabilità politica e andamento dei tassi e dello spread.
Ci sono spazi significativi per un impianto per laminati piatti. E anche per la produzione di coils, considerato che l’Italia è un importatore netto. C’è poi la specializzazione nelle rotaie, Piombino è l’unico impianto italiano. Ed è di questi giorni il fallimento del concorrente sul scala internazionale, British Steel Ltd. Mentre sul costo dell’energia si fa notare che le incertezze sono le stesse che hanno gli altri produttori su scala nazionale. —
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