Il Tirreno

congresso mondiale di oncologia

Gemma Zucchelli a Chicago premiata per gli studi sui tumori

Cecilia Cecchi
Gemma Zucchelli tra i ricercatori premiati al congresso mondiale di oncologia in Usa
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Gemma Zucchelli tra i ricercatori premiati al congresso mondiale di oncologia in Usa

Alla dottoressa riotortese e ad altri sette colleghi il prestigioso Emerit Award attribuito per le ricerche e i risultati ottenuti sul cancro del colon retto

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PIOMBINO. «Sto andando a Chicago a ritirare questo premio... È un’emozione presentare dei risultati, ma tutto nasce da un lavoro di gruppo. Sì, lo ritiro ma a nome delle centinaia di persone che ogni giorno insieme a me sono impegnate per trovare il percorso migliore per ogni persona che ne ha bisogno».
Gemma Zucchellli è all’aeroporto in attesa del check in per il volo. Cerca un posto dove parlare tranquillamente in modo che si possa ascoltare bene quello che vuol dire. Sorride, si sente anche senza vederla. Gemma è tra i ricercatori sul podio al congresso mondiale di oncologia in Usa per gli studi sul tumore del colon retto metastatico.


Al 55° Congresso mondiale della Società americana di oncologia clinica (Asco), il maggiore appuntamento del settore, al via a Chicago da oggi: otto, quest’anno, i giovani ricercatori italiani cui verrà attribuito il prestigioso premio Merit Award per la rilevanza dei loro studi.
Tra i premiati il trentunenne Daniele Rossini, dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, che riceve il riconoscimento per il terzo anno consecutivo. Insieme a lui – premiato negli anni scorsi sempre per le sue ricerche su questo tipo di tumore – riceveranno il Merit Award altre due giovani ricercatrici dello stesso team appunto Gemma Zucchelli e Federica Marmorino.


Zucchelli, 29 anni «appena compiuti – racconta – nata a Pisa, ma sempre vissuta a Riotorto».
Eccoci a una ventina di chilometri da Piombino, a Riotorto: babbo operaio della Magona, mamma impegnata con l’azienda agricola. Fratello più grande laureato in agraria e impegnato nella produzione di farmaci.
«Asilo, elementari e medie a Riotorto – ricorda Gemma – liceo scientifico a Follonica. A Pisa sia la facoltà di medicina che la specializzazione in oncologia, ora sono al terzo anno. Il test d’accesso? Sì l’ho fatto – dice – Non era ancora su scala nazionale e l’ho superato per entrare in facoltà, già a numero chiuso, alla prima prova, senza aver fatto nessun corso di preparazione. Stessa cosa anche per la specializzazione».
Gemma si è laureata a Pisa con 110 e lode e dignità di stampa della tesi.
«Il lavoro, che presenteremo all’Asco – prosegue la ricercatrice – segna un passo avanti nella lotta contro il cancro al colon retto».
Già di per sé difficile medicina e chirurgia, poi anche questo tipo di specializzazione, perché?
«Sin da bambina – pensa un attimo Gemma, poi spiega – ho sempre desiderato diventare un medico. Penso che qualunque settore sia impegnativo. Non c’è niente di semplice».
«Ognuno deve trovare – prosegue Gemma – proprio in questo grande marasma di informazioni la propria strada. E in realtà ho sempre desiderato occuparmi di oncologia».
Dunque questo studio pisano riesce a ottenere dei risultati immediatamente applicabili ai pazienti, portando un miglioramento concreto della vita dei malati.
«Vado a Chicago a ritirare il premio. Ma lavorare con questo team è fantastico – conferma – perché in realtà i premi che si riescono a ottenere nascono dal lavoro di squadra. Frutto dell’impegno costante di centinaia di persone nelle oncologie di tutto il territorio nazionale. Persone con cui collaboriamo tutti i giorni. Un riconoscimento personale, ma che ritiro davvero a nome di tutti... Insieme ai colleghi della scuola di specializzazione Daniele Rossini e alla borsista Federica Marmorino».
Cancro al colon retto: seconda forma tumorale più diffusa in Italia, con 51.300 nuovi casi nel 2018.
«In quest’ambito – aggiunge Gemma – sconfiggere una malattia è difficile, Ma negli ultimi vent’anni la terapia ha fatto passi da gigante. Questo ha portato al miglioramento della sopravvivenza dei pazienti e pur in una piccola percentuale anche alla definizione di una cura che prima non c’era».
«In prima persona posso confermare che, con gli studi condotti negli ultimi anni, siamo riusciti a determinare un cambiamento nella pratica della cura che ora risulta più incisiva anche per i risultati. Benefici per pazienti con malattia metastatica. Miglior strategia in termini di sopravvivenza. Miriamo alla personalizzazione della terapia – dice ancora – per ogni paziente, diverso da un altro, come ogni malattia: trovare il percorso migliore per ognuno».
Gemma Zucchelli da Riotorto a Chicago – insieme a tutti i ricercatori – non è più solo dottore da premiare in America, da ringraziare sempre. —
 

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