Gioco
Una festa come abbraccio dopo 33 anni di comunità
Padre Carlo Uccelli, saveriano, lascia. Così Emma Gremmo, missionaria laica Dalla fabbrica ai migranti, in prima linea. Il saluto: «Piombino ci ha migliorati»
“Preti e signori devon lavorar”. Al Cotone - una volta la piccola Russia - questa canzone la conoscevano bene. E non passò inosservato quel sacerdote che nel marzo del 1986 cominciò subito a rimboccarsi le maniche per sistemare casa e chiesa.
Tra qualche giorno padre Carlo Uccelli, saveriano, se ne andrà. Dopo poco se ne andrà anche Emma Gremmo, la missionaria laica che lo ha affiancato in questi 33 anni di permanenza a Piombino. Una doppia presenza complementare per carattere e attitudini, che lascia il segno e che per ora non sarà sostituita.
Tutto era cominciato quando, dopo oltre dieci anni di Africa, Emma e Carlo rientrarono in Italia mettendosi in cerca di un luogo dove realizzare un centro di formazione per famiglie da inviare nelle missioni estere. Di luoghi ne avevano visitati diversi. Poi, su indicazione di monsignor Vivaldo, il vescovo di allora, arrivarono al Cotone. In piena giornata di spolverino.
Negli occhi avevano ancora le bellissime foreste congolesi. Davanti, quel panorama industriale così grigio. Quei fumi. E quella polvere che si infilava dappertutto.
«Alle 9 era no. Alle 12 era sì», ricorda Emma, 79 anni a novembre. Non un colpo di fulmine, ma quasi.
Cominciò così. Tra persone spesso lontane dalla chiesa. «Il missionario deve inserirsi in un ambiente, calarsi tra gente che è lì da prima di lui, che ha la sua storia e la sua cultura. Tu diventi una piccola parte di quella storia». Carlo ed Emma di questo sono convinti. Non erano lì per convertire ma per confrontarsi «tra persone educate anche se non particolarmente accoglienti, agli inizi».
Un inserimento umile, fatto dal capire, dall’ascoltare. Che propone e non impone.
L’altro giorno, durante la festa del saluto organizzata dalla comunità, Emma e Carlo si sono commossi. Tutte quelle foto alle pareti hanno ricostruito il mosaico di una permanenza preziosa che, per dirla con uno dei partecipanti, «ha permesso al quartiere di beneficiare di tanta spiritualità».
Emma si definisce corresponsabile dell’attività, pur con ruoli diversi rispetto a padre Carlo. «Nelle retrovie - dice lei - ma alla pari nelle idee, negli stimoli, senza distinzioni gerarchiche. Il sacerdote è lui ma se non c’ero io...In questo mondo la parità infastidisce. E io lo avrò infastidito, qualche volta». Sorride Emma. E continua a raccontare di come piano piano con Carlo siano entrati in sintonia con gli abitanti, pur non vedendone tanti a messa. Il presepe vivente fu una idea dei cittadini organizzati nell’associazione Poggetto 2000. Ed è un esempio.
«La cosa più bella fu il trovare gente solidale e generosa, disponibile concretamente. La negativa, l’ambiente inquinato, il non rispetto dei lavoratori e dei residenti», afferma padre Carlo. Per questo era entrato a far parte del Comitato antinquinamento dalle cui lotte maturò la chiusura della parte più inquinante della cokeria. Il sacerdote non si era tirato indietro neanche al momento della nascita dell’associazione “Ruggero Toffolutti”.
«Qua ho trovato un’umanità particolare, sarà stata la verve toscana», riprende Emma. Che all’inizio si domandava perchè un quartiere operaio dove l’internazionalismo avrebbe dovuto essere di casa, i problemi del resto del mondo erano percepiti così distanti.
Piano piano però le cose sono cambiate «grazie - spiega - a tante belle teste che abbiamo avuto la fortuna di incontrare. Dai giovedì della pace alla mostra Minerali clandestini dello scorso anno. Nel mezzo, innumerevoli occasioni per formare le coscienze».
E ancora, la nascita di gruppi cristiani per lo studio del Vangelo in modo autonomo, nelle case, trasferendone poi i contenuti nella vita quotidiana. La solidarietà, (metà delle entrate della parrocchia finiscono sempre lì). Le adozioni a distanza. L’interazione con gli immigrati. L’accoglienza.
Lentamente, le energie si sono affievolite. Da tempo il Centro di fraternità missionaria del Cotone non accoglie più famiglie da formare.
Dopo un periodo di riposo, padre Carlo (80 anni a giugno) deciderà la destinazione. Modica, in Sicilia, o Tangeri in Marocco. Sempre per impegnarsi con gli immigrati. Emma si tratterrà ancora un paio di mesi. «Nulla di deciso - dice -, lavorando si apre il cammino».
Il loro ultimo commento è per ringraziare la parrocchia, il quartiere e la città per quello che i due missionari affermano di aver ricevuto. «Piombino ci ha migliorati», chiudono.
A proposito di umiltà. —
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