Gioco
La croce simbolo svetta di nuovo e domina Porto Azzurro
La grande struttura in alluminio trasportata con l’elicottero. Le campane hanno celebrato l’evento atteso dai cittadini
PORTO AZZURRO. Le quattro campane della chiesa di San Giacomo, alle 7,05 di ieri, hanno cominciato a suonare per venti minuti. Alla stessa ora, un drappello di uomini (poco più di una ventina), che il sindaco Maurizio Papi ha ribattezzato "I Cavalieri della Croce", hanno finito di sistemare sul piedistallo che avevano preparato nei giorni precedenti la croce in lega di alluminio, simbolo del paese.
Nello stesso punto in Cima del Monte Mar di Capanne in cui, nella notte del 17 gennaio del 2018, le forti raffiche di libeccio avevano fatto cadere quella precedente che era in ferro battuto. Con questo segnale convenuto tra chi era in vetta a Mar di Capanne e le suore invece che erano in chiesa, i volontari hanno voluto informare la cittadinanza che la croce, nonostante le intemperie e le burrasche, era ritornata al suo posto. Dove generazioni di portoazzurrini l’hanno ammirata e contemplata. E chi non si è svegliato alla distesa delle campane, probabilmente sarà stato costretto ad alzarsi dal letto e ad affacciarsi alla finestra, al rumore delle pale dell’elicottero privato che ha fatto la spola tra il campo sportivo e la Cima del Monte. A bordo c’era anche il sindaco Papi.
«L’abbiamo fortemente voluto - ha detto il primo cittadino - e ci siamo impegnati a realizzare ciò che stava a cuore a tutti i paesani e non solo».
Una storia, quella della croce in ferro battuto, lunga cento anni. La prima volta fu costruita utilizzando le rotaie dei trenini a scartamento ridotto delle miniere di Terranera nel 1919. Nel 1939 fu sostituita con una più grande, questa volta alta 12 metri. Mutilata, prima da un braccio poi nell’altro (in ambedue i casi sostituiti e rimontati a tempo di record) e poi fu definitivamente abbattuta nell’inverno scorso. E ieri, 22 maggio 2019 dalle 7,05 è tornata a dominare la valle sottostante, il paese e il porto longonese.
«Visibile da ogni punto di Porto Azzurro - dice Fabrizio Grazioso, consigliere comunale con delega alla cultura - Soprattutto dal mare. E ieri mattina hanno suonato le campane come già avvenne nel 1939». Sono stati 14 mesi di lavoro intenso, come quello svolto da Aurelio Squarci che ha realizzato l’opera impiegando un tipo di alluminio speciale con la base in acciaio zincato, più resistente alle intemperie e alle folate di vento.
«Tutto è stato fatto - conclude Papi - con i soldi del nostro Comune». E in sordina. I Cavalieri della Croce si sono svegliati alle 5 ieri per preparare il tutto. Una sorpresa. Riferisce sempre Fabrizio Grazioso che faceva parte dei volontari che a piedi si sono inerpicati su per Mar di Capanne. «Su quello che rimaneva della vecchia croce in ferro - dice - abbiamo trovato dei piccoli ex voto, segno che la gente arrivava fin quassù per testimoniare il forte attaccamento a quello che era diventato il segno distintivo della nostra gente. Sotto quel simbolo in ferro è trascorsa la nostra storia, rimanendo immortalata in molte fotografie, nei disegni senza prospettiva dei bimbi del nostro asilo, nello sguardo di chi, anche per caso e senza particolare devozione, levava lo sguardo al monte per affidargli un pensiero». Oggi la croce è di nuovo al suo posto. C’è arrivata grazie alla fatica di molti volontari che in silenzio hanno lavorato per far una sorpresa, ieri mattina, alla comunità, sciogliendo a gloria le campane della chiesa. Come ottant’anni fa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

