La protesta
I sindacati suonano la sveglia sia a Di Maio che a Jindal
«È inconcepibile che, a quasi un anno dall’arrivo del nuovo Gruppo, non si sia ancora fatto un incontro tra i vertici del Governo e quelli dell’azienda»
PIOMBINO. I sindacati suonano la sveglia sia al Governo che all’azienda. Ieri si è svolto il Consiglio di fabbrica della Rsu Aferpi e Piombino Logistics con le segreterie di Fim-Fiom-Uilm provinciali, organizzato per un confronto sulla vertenza in attesa della convocazione al ministero dello Sviluppo economico annunciata, anche dallo stesso Di Maio, entro maggio.
«A quasi un anno dall’arrivo del nuovo Gruppo Jindal - scrivono i sindacati - ribadiamo per l’ennesima volta che è inconcepibile che non si sia ancora fatto un incontro da parte dei massimi vertici del Governo con i massimi vertici della nuova proprietà per valutare come si possa accelerare e supportare un progetto che risulta così determinante e ambizioso in un’area di crisi complessa come la nostra. I lavoratori di Piombino meritano da parte delle istituzioni, in quello che resta il secondo polo siderurgico del Paese, un’attenzione che non c’è stata assolutamente nell’ultimo anno. Riteniamo che nel prossimo incontro non si debba esclusivamente monitorare l’andamento del piano Jsw ma si debba supportare il progetto dando risposte chiare su costo dell’energia, certificati bianchi, ammortizzatori sociali, ma altrettanto il Governo deve pretendere che l’imprenditore mantenga gli impegni. Riteniamo grave che l’unico vero atto fatto dal Governo per Piombino e per la nostra vertenza, ossia la chiusura della Cassa integrazione speciale (con una perdita importante del reddito per migliaia di lavoratori) e la firma al ministero del Lavoro della Cassa integrazione in deroga, ancora oggi dopo oltre otto mesi non sia stata approvata ed è ancora l’azienda ad anticipare la Cigs ai lavoratori. Temiamo si voglia arrivare, da parte dell’azienda, a strumentalizzare i lavoratori per drammatizzare la situazione viste le mancate risposte del ministero del Lavoro, sia per l’attuale ammortizzatore che per quello che dovrà essere autorizzato da ottobre per accompagnare l’intero piano industriale Jindal. Allo stesso modo riteniamo preoccupante da parte della proprietà i metodi con cui si stanno gestendo il personale e le problematiche dello stabilimento. Notiamo un troppo ridotto confronto coi rappresentanti dei lavoratori, il non rispetto di alcuni accordi, il tentativo di riorganizzazioni del personale improvvisate, senza confrontarsi con le Rsu e senza nemmeno la necessaria formazione, col rischio per la sicurezza dei lavoratori».
«Il sindacato - conclude la nota - ha supportato e intende supportare al massimo il progetto, ma non intendiamo accettare scelte che riducono il personale e la sicurezza. L’azienda si attivi per garantire la continuità produttiva come promesso, dia risposte chiare sugli investimenti necessari per tornare a produrre acciaio, per la laminazione e per la logistica portuale, si attivi per far partire gli smantellamenti impegnandosi a utilizzare al massimo il personale piombinese e su questo avrà il supporto massimo del sindacato e della Rsu». —
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