Il Tirreno

Addio a Donatello Martorella, l'artista del calcio elbano

Luca Centini
Donatello Martorella (a sinistra) in una foto con l'ex allenatore della Fiorentina Paulo Sousa
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Donatello Martorella (a sinistra) in una foto con l'ex allenatore della Fiorentina Paulo Sousa

Aveva 64 anni, da alcuni giorni era ricoverato in ospedale a Portoferraio. Per anni ha illuminato i campi polverosi dell’isola con il suo magico piede sinistro

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PORTOFERRAIO.  Con quel piede sinistro faceva quello che voleva. Un artista vero. E infatti nei campi da calcio polverosi dell’isola d’Elba lo chiamavano per nome: Donatello, proprio come lo scultore rinascimentale. Ma al posto dello scalpello, Martorella si faceva valere con i piedi educati da attaccante tutto genio e sregolatezza. In campo non voleva mai perdere, era una testa matta, ma fuori dal rettangolo di gioco i vecchi compagni lo ricordano per il suo cuore enorme e la sua simpatia.

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Per questo la notizia della morte di Donatello Martorella, avvenuta ieri nell’ospedale di Portoferraio, è stata un tuffo al cuore per tanti elbani, appassionati di calcio e non. Aveva 64 anni e quella contro la malattia è stata la sua ultima partita. Gli amici sapevano che, questa volta, non si poteva vincere. Ma nonostante questo, la scomparsa di Donatello è stata vissuta come un trauma per chi ha condiviso con lui tante battaglie in campo.

Chi ama lo sport considera Donatello Martorella una leggenda dell’Audace. Capoliverese, fin da adolescente brillava rispetto ai compagni di squadra. Seconda punta, fiuto del gol, tutto mancino. Usava l’esterno come un chirurgo. Ci mise poco ad attirare l’attenzione di squadre blasonate, fuori dall’Elba. Fu così che a 16 anni Martorella si trovò catapultato in una realtà calcistica più grande di lui e si presentò alla preparazione precampionato con la squadra primavera del Bologna. A quei tempi prima di toccare il pallone ne passava di tempo: per giorni e giorni i giocatori facevano solo fondo, potenziamento e ripetute. La prima partita con la primavera Donatello Martorella la giocò dopo un mese dall’inizio del ritiro. Gli avversari? La prima squadra del Bologna, uno squadrone con giocatori del calibro di Giacomo Bulgarelli e Beppe Savoldi. Ebbene quello sbarbatello di Capoliveri mise a segno una tripletta, non lo presero mai. Eppure la sua avventura bolognese terminò dopo pochi mesi per quella, raccontano gli ex compagni elbani, che era una versione tutta elbana della saudade, la mancanza dello Scoglio.

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Una volta tornato all’Elba, il numero 11 ha iniziato a scrivere la storia del calcio elbano, prima con la maglia dell’Audace, poi con quelle del Capoliveri, Marciana Marina e Campese. Tanti gol, quasi tutti belli. «Una sua rete ne valeva dieci. Gli piaceva usare l’esterno del piede e lo faceva nei campi polverosi e con dei palloni pesanti. Oggi segnerebbe 40 gol a campionato», racconta Michele Melis. «Perdiamo un pezzo di storia del calcio elbano e un grande amico. Me lo ricordo qualche anno fa a una partita delle vecchie glorie. Correva poco, rideva e diceva “passatemi la palla sui piedi”, lo voglio ricordare così», aggiunge Luca Baldi, presidente dell’Audace.

Dopo l’addio al calcio Martorella ha lavorato per un periodo alla Coop di Capoliveri, poi prese in gestione il Bar Sport in via Manganaro e per anni è stato il titolare del ristorante Pepe Nero in via dell’Amore, uno dei ristoranti più buoni di Portoferraio. Negli ultimi anni le condizioni di salute hanno provato il fisico dell’ex calciatore fino al recente ricovero in ospedale. Lascia la compagna Luisella, i figli Samuel, Donatella (vicesindaca di Marciana Marina), Chiara e tantissime persone che gli hanno voluto bene.

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