Il Tirreno

la paralisi del porto 

Torlai: deserto su nuove banchine e piazzali in 3 anni nemmeno un nuovo posto di lavoro

Cristiano Lozito
Torlai: deserto su nuove banchine e piazzali in 3 anni nemmeno un nuovo posto di lavoro

Il presidente della compagnia portuali all’attacco: le imprese chiedono risposte rapide, sull’Authority intervenga Toninelli

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La paralisi del porto, dove dopo importanti investimenti pubblici tutti i progetti annunciati da anni sono ancora al palo, è diventata il simbolo del fallimento della fusione tra l’Autorità portuale piombinese e quella livornese. Nei giorni scorsi è arrivato il durissimo attacco all’Autorità portuale da parte dell’armatore Vincenzo Onorato, che di recente ha presentato una richiesta di concessione per un terminal auto su un’area di 50mila metri quadrati. Richiesta fin qui senza risposta. Onorato così ha sostenuto che «Piombino è stata fatta diventare a tavolino succursale di serie B dello scalo labronico e quindi non meritevole di attenzioni».

La misura è colma anche per Carlo Torlai, presidente della Compagnia portuali, che definisce «sciagurata la scelta di sopprimere l’Autorità portuale di Piombino accorpandola a quella di Livorno, con l’ allontanamento dalla città delle strutture decisionali, così che assistiamo al deserto sulle nuove banchine e sui nuovi piazzali realizzati da 3 anni, in cui nessuna attività e nessun posto di lavoro sono stati creati». Nessun posto di lavoro creato e altri andati perduti, come ad esempio quelli legati ai traffici con la Sardegna che proprio Onorato ha quasi completamente trasferito a Livorno.

Torlai cita un esempio emblematico, quello di Pim, che da anni ha un progetto di demolizioni e costruzioni navali, che sembra sempre sul punto di partire ma che poi non parte mai: «Hanno ottenuto una pre-concessione e l’immediata disponibilità di quelle aree a settembre 2016 – ricorda Torlai – e vi hanno solo depositato i cassoni della Concordia. Continuano a dire che attendono le autorizzazioni dell’Autorità portuale. Dopo tre anni. Non è possibile continuare così». Per Torlai, più in generale (c’è anche l’esempio di General Electric che pesa), il problema è che «sembra si prendano delle aree solo per tenerle occupate, mentre ci sono altre richieste di concessione per nuove attività capaci di generare sviluppo e occupazione, e altri soggetti interessati a fare attività su quelle banchine e su un’altra parte di quelle aree. Perché in 300 mila metri quadri ci possono stare molte attività, che creano tanti posti di lavoro. E servono risposte immediate».

La paralisi del porto è dunque la paralisi dell’Authority: «Il presidente Corsini ha visto dimezzata la sua interdizione – dice Torlai – ma passeranno ancora mesi e inoltre leggo che siamo all’avviso di conclusione delle indagini. Io credo sia venuta l’ora che intervenga il ministro Toninelli».

Il porto è in tutti i programmi elettorali come potenziale motore della ripresa, e per questo Torlai chiede ai candidati a sindaco «uno sforzo per far sentire la voce del porto e della città all’interno dell’Autorità portuale, a Livorno. Abbiamo bisogno di autorizzazioni, di risposte veloci e concrete, i tempi dell’economia e dello sviluppo non si sposano più con i tempi della burocrazia, di questa burocrazia. I traffici marittimi interessati al nostro porto – conclude – se non ricevono risposte veloci se ne vanno da un’altra parte dove invece le risposte le ricevono». —


 

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