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aferpi, il punto 

L’Ad Azzi: «Abbiamo un grande progetto ma il Governo ora rispetti gli impegni»

Manolo Morandini
L’Ad Azzi: «Abbiamo un grande progetto ma il Governo ora rispetti gli impegni»

L’azienda siderurgica reclama maggiore attenzione e chiede risposte su quanto prevede l’accordo di programma  

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«Piombino non è una questione ordinaria. Qui sono possibili investimenti per un miliardo di euro, riferiti a siderurgia, logistica, infrastrutture e produzione di energia. Ci sono tutte le occasioni e le opportunità perché le cose si possano fare. Ma servono interlocutori possibilmente competenti, a qualsiasi livello, che comprendano che cosa serve a questo territorio e al Paese. Stiamo parlando di un progetto che può cambiare il Pil della Regione». Suona come un appello alla responsabilità quello di Fausto Azzi che, per conto della Jindal South West di Sajjan Jindal, guida da amministratore delegato le acciaierie Aferpi, Gsi Lucchini e Piombino Logistics, ovvero i tre tasselli del mosaico rilevato da Cevital. Irrompe, volutamente, nel dibattito politico. Ma con una premessa: «A chi fa impresa non interessa il colore di chi amministra la cosa pubblica, ma avere certezze e risposte».

Riavvolgiamo il filo di questi dieci mesi sotto l’insegna del gruppo indiano Jsw. Azzi c’era anche prima, stesso ruolo con Cevital. «Il gruppo Jsw ha tirato fuori 200 milioni di euro, di cui 70 milioni per l’uscita di Cevital e l’acquisto delle attività e altri 130 a supporto del progetto. Dubitare della convinzione di investire su Piombino suona strano. Già oggi siamo un sito integrato con l’India. Qui ci sono anche dei manager a tempo pieno arrivati dall’India. Ai tempi di Rebrab non abbiamo visto neanche mezzo algerino. Abbiamo riattivato gli impianti di laminazione e ci viene fornito l’acciaio che serve. Proseguiamo gli studi sui progetti. Non ci sono incertezze sullo sviluppo industriale da parte di Jindal».

Tornare a produrre acciaio con forni elettrici, fino a 3 milioni di tonnellate, ed esportarle in tutto il mondo. È l’orizzonte che dà la misura della partita che gioca quello che è stato il secondo polo siderurgico nazionale. Anche sul piano di demolizioni «a rallentare è la burocrazia, serve un coordinamento a livello di vertice di governo. Piombino non è un problema da cui tenersi lontani. È una grande opportunità – sottolinea Azzi –. Ma lo sviluppo non avviene per caso o facendo il monitoraggio che dal Mise si annuncia di voler fare. Non è sufficiente per un interlocutore come Jindal, che in vent’anni è arrivato a produrre 20 milioni di tonnellate di acciaio all’anno e sta facendo importanti ristrutturazioni di impianti. È necessario supportare il processo. Se dell’Accordo di programma poco è stato realizzato da parte pubblica è colpa del sistema Paese».

Il piano industriale Aferpi è strutturato in fasi. «Jindal non ha firmato l’accordo per caricarsi di burocrazia. Quello è uno strumento necessario per gestire la complessità del progetto. Il gruppo si è portato avanti stabilizzando le fonti di approvvigionamento e investendo per la ripartenza dei laminatoi. Abbiamo rapporti con fornitori per l’ammodernamento dell’impianto rotaie e per il nuovo forno elettrico, ma crea perplessità che dopo 10 mesi si senta parlare di monitorare e voler porre le basi per il futuro sviluppo. Chi sta lavorando vorrebbe poter capire di più. Che vuol dire arrivare al rinnovo dell’accordo di programma?» .

Qui si scontano anni di fermo degli impianti, di mancati investimenti e manutenzioni. L’Ad Azzi mette in fila le mancate risposte a impegni della parte pubblica. «Siamo in attesa di indicazioni per l’utilizzo dei fondi Invitalia, previsti all’articolo 12 dell’accordo di programma. Per lo sviluppo del porto con quale autorità ci dobbiamo confrontare? Ad oggi siamo in attesa di una concessione demaniale marittima trimestrale provvisoria. Dov’è il decreto per la cassa integrazione? La mancata risposta sul prezzo dell’energia crea una consistente incertezza per un business plan per il forno elettrico. E non ne mancano sulle infrastrutture per dare chiarezza agli investimenti legati alla logistica». —

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