Il Tirreno

VERSO LA SENTENZA 

«Longo uccise con premeditazione» La pubblica accusa chiede l’ergastolo

Alessandro De Gregorio
«Longo uccise con premeditazione» La pubblica accusa chiede l’ergastolo

Due ore di requisitoria, al centro il profilo dell’imputato. Rinviata al 7 giugno l’udienza per l’arringa dei difensori

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Carcere a vita. La pubblica accusa ha chiesto l’ergastolo per Marco Longo, 35 anni, l’ex guardia giurata che massacrò il tunisino Fadhel Hamdi nell’abitazione di quest’ultimo, in via Ferrer. Nessuno sconto da parte del pubblico ministero, il procuratore capo Ettore Squillace Greco, nemmeno considerando il giudizio abbreviato: troppo feroci le modalità dell’omicidio, soprattutto troppo chiari gli elementi raccolti durante le indagini per escludere la premeditazione. E nessuno spazio per il riconoscimento della seminfermità mentale. Questa la sintesi della requisitoria, durata due ore e dopo la quale c’è stato spazio solo per le parti civili. La difesa potrà parlare tra pochi giorni, il 7 giugno, quando è stata rinviata l’udienza sempre a porte chiuse davanti al giudice Antonio Del Forno. Difficile che in quell’occasione si arrivi anche alla sentenza, forse il giudice rinvierà un’ultima volta.

L’OMICIDIO. Il 20 novembre 2017 Longo e Hamdi avevano litigato per una questione di eroina acquistata da Hamdi, un debito non pagato. Durante la lite, Hamdi gli prese il telefonino. Nella notte, Longo partì da Venturina dove abitava e si presentò in via Ferrer a Piombino, da Hamdi. Arrivò armato con la propria Beretta calibro 7.67, alla quale aveva applicato un silenziatore artigianale. Si fece aprire da Hamdi, gli sparò due colpi al torace, lo incatenò al letto per fargli confessare qualcosa. Forse il nascondiglio dove teneva il telefonino o magari la droga. Alla fine gli sparò un terzo colpo, alla testa. Recuperò solo la terza ogiva e provò a estrarre le altre due dal torace della vittima, usando un coltello e la cover del cellulare. Poi dette fuoco a tutto, tentò di depistare le indagini (mise due monete sugli occhi del tunisino), tornò a casa, provò a nascondere ogiva e silenziatore da alcuni amici, che si rifiutarono.

L’ARRESTO. Quattro giorni dopo fu arrestato dai carabinieri. Era la sera del 24 novembre quando fu preso a Venturina in un centro estetico. Longo confessò subito. Dalla confessione, però, mancava un elemento: il silenziatore.

IL SILENZIATORE. Il giorno dopo i carabinieri andarono a dare un’occhiata in un cantiere dell’Enel, a Castelnuovo Val di Cecina, dove Longo prestava servizio come vigilante. In una rimessa trovarono molti oggetti bruciacchiati. Tra questi, un coltello e una scatoletta di latta, di quelle per la carne in gelatina. Era vuota, senza il coperchietto, con la base forata al centro. Un foro dal diametro compatibile con la bocca della canna: secondo gli investigatori era stata riempita con materiale fonoassorbente in modo da funzionare proprio come silenziatore. Dopo l’arresto, Longo fu trasferito in carcere a Livorno e poi, per la sua sicurezza (si sentiva minacciato da detenuti magrebini), al don Bosco di Pisa.

IL PROCESSO. Longo anche ieri mattina era presente in aula, insieme ai suoi avvocati Giovanni Marconi e Lorenzo Pellegrini. C’era anche all’ultima, un mese fa, quando era andato a vuoto il tentativo della difesa di ottenere la seminfermità mentale. Il giudice aveva autorizzato la perizia e i relativi colloqui in carcere. I difensori avevano parlato di personalità border line. Alla fine, però, il giudice ne aveva riconosciuto la piena capacità di intendere e di volere e, quindi, la piena imputabilità.

E siamo a ieri quando in tribunale a Livorno l’accusa si è soffermata molto sulla personalità dell’imputato anche in relazione alle indagini successive. Comprese le intercettazioni, l’analisi dei tabulati telefonici, la messaggeria Whatsapp e persino la pagina Facebook dell’imputato.

Di Longo, il pm ha sottolineato l’ostentazione di immagini e di una terminologia tipicamente fascista: compreso l’appellativo “camerata” con cui si rivolgeva agli amici. Elementi che sarebbero stati anche “neutri” se non incrociati con l’azione di quella notte: Longo che si presenta armato, con un silenziatore e proiettili dum-dum. Per l’accusa nessun dubbio: fu un omicidio premeditato. —

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