Sicurezza
Daniela Targetti uccisa dalla Sla con San Vincenzo nel cuore
Una storia nata in Val di Cornia e poi tante estati di vacanze in riva al mare In lotta con la malattia a Roma, sognava di tornare in Toscana
il ricordo
M. a. schiavina
Daniela Targetti aveva 62 anni, e se n’è andata, uccisa dalla Sla.
Era bella, elegante, un po’triste, ed era la mia amica delle estati sulla spiaggia di San Vincenzo. Il padre, dottor Ubaldo Targetti, medico di famiglia d’altri tempi, aveva acquistato una delle villette a schiera costruite dall’allora mio suocero, Gino Gherardini.
Erano molto amici Ubaldo e Gino, due piombinesi doc che avevano una storia comune di tanta fatica, in una Piombino dopo la guerra, che amavano immensamente. Daniela dopo la laurea era andata a Roma, si era sposata e aveva avuto una figlia, Beatrice, cresciuta fin da piccolissima insieme a Benedetta, la mia di figlia, tutte le estati a giocare sulla spiaggia, vestite solo di un costume e tanta felicita’. Quella che solo i bambini riescono a provare e che poi da grandi resta un flebile ricordo. Daniela aveva superato un tumore, uno di quelli cattivi, arrivato quando era giovanissima. Vinto, cancellato, dimenticato. Lavorava ed era serena, con una figlia bravissima a scuola, il suo orgoglio, la sua vita.
Quante risate abbiamo fatto nelle nostre estati in riva al mare, senza la voglia di allontanarci da quel paradiso. A confidarci, a consolarci talvolta. In inverno lontane, lei a Roma io a San Vincenzo, e in estate vicinissime, a parlare delle nostre figlie, dei nostri amori spazzati via dalle onde, della nostra rinascita, di noi due. Potevamo stare mesi senza sentirci o vederci, ma ogni volta era come se ci fossimo lasciate il giorno prima.
Ci volevamo bene, a modo nostro, io ammiravo la sua bellezza e lei mi stimava per come mettevo passione nel mio lavoro. Non la sentivo da tempo quando un giorno sul mio profilo Facebook mi scrisse sul mio profilo Facebook: “Prima che tu lo sappia dagli altri ho la Sla”. Un colpo al cuore, la corsa a Roma per abbracciarla. Per capire cosa potevo fare per lei. Daniela non riusciva a parlare mq mi fece intendere che aveva un sogno: vivere il tempo che le restava nella sua casa sul mare. Una casa che per un po’per incuria un po’per gli anni che passano inesorabili anche sui muri, purtroppo non era più agibile, ma che sia la figlia che io volevamo ristrutturare, per darle la possibilità di realizzarle il suo sogno prima di andarsene. Non abbiamo fatto in tempo. È spirata nel sonno questa mattina, nella casa di Roma, al quinto piano di una palazzina elegante ma che ormai era diventata la sua prigione, sognando il rumore del mare e il salmastro sul suo corpo violentato dalla Sla.
Non è stato ancora deciso dove avverranno i funerali, ma volevo che i piombinesi e i sanvincenzini sapessero che quella bella ed elegante signora che arrivava ad ogni estate puntualmente, nei luoghi che l’avevano vista bambina, è volata in cielo con il suo sogno rimasto tale. –
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