Toscana
Telecamere per proteggere le farfalle dell’Elba
La soluzione tecnologica per arginare i furti riscontrati da Legambiente nell’area del santuario di San Piero
SAN PIERO. Sarà un sistema di videosorveglianza ad allontanare dal santuario delle Farfalle “Ornella Casnati” i ladri di farfalle e di piante da nutrimento per questi preziosi insetti. È stato raggiunto un accordo in tal senso tra l’amministrazione comunale di Campo nell’Elba, il parco nazionale, Legambiente e l’associazione Le Macinelle.
A lanciare l’allarme di furti sistematici di esemplari di Zerynthya cassandra, il cui iniziale valore sul mercato oscillava dai 200 ai 300 euro cadauno per cadere di recente a picco fino a sfiorare i 40 euro, è stata Legambiente che aveva notato lo sradicamento di arbusti di Aristolochia rotunda, che offrono nutrimento a questa specie endemica di farfalla dell’Elba, con alcune uova deposte fra i rami.
«Naturalmente – riconosce lo stesso responsabile per Legambiente sul territorio elbano, Umberto Mazzantini – lo scopo è quello di allevarne alcune specie e poi immetterle sul mercato. Ma fuori dal contesto elbano questo delicatissimo insetto non ha più tanto valore sul mercato». Le piante nutrici erano state censite dal team di biologi dell’Università di Firenze e in particolare quelle con molte uova della sottospecie di lepidottero endemico di un’area dell’Elba grande solo 5 chilometri quadrati.
«In considerazione del territorio che non è poi così vasto – dicde Gian Mario Gentini, referente dell’associazione Le Macinelle – dovrebbe essere abbastanza facile installare un sistema di videosorveglianza. Qualcosa di simile era anche previsto per quanto riguarda il controllo delle nostre colline e dei boschi per scongiurare la piaga degli incendi nel periodo di alta stagionalità». Gli esemplari di’Zerynthya cassandra non sono poi così tanti. Stando a quanto risulta dai biologi dell’Università di Firenze che hanno condotto le indagini siamo sui valori di un centinaio. «Sono esemplari molto delicati – sostiene Mazzantini – Hanno bisogno di un clima particolare e quello elbano va loro a genio. Portati fuori dall’Isola sono sicuro che vanno diritti a morte certa. Le probabilità che queste esserini scompaiano come avvenuto fino al 1939, e che oggi sono miracolosamente riapparsi, sono molto alte. Hanno bisogno di piante particolari da cui traggono nutrimento e poi della presenza di piccoli corsi d’acqua, come esistono appunto a San Piero». Infine c’è un altro aspetto da considerare. «Questi insetti sono protetti – conclude il referente di Legambiente – In più vivono in un’area inserita nel parco nazionale. Per cui chi viene colto in flagrante rischia una condanna penale». –
Luigi Cignoni
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