Il dolore
Campagna elettorale nel vivo ma i programmi non si vedono
Grande attenzione in città alla competizione e attività frenetica dei 271 candidati Finora però solo slogan molto simili tra i concorrenti alla carica di sindaco
PIOMBINO. Con la presentazione ufficiale delle liste si chiude virtualmente la prima fase della campagna elettorale per le amministrative, quella spesa nell’approccio agli elettori battendo realtà produttive e associazioni in misura mai vista prima (Francesco Ferrari fin qui leader della “specialità”, praticamente ubiquo) ma anche nella composizione delle liste. Il primo dato è che mai si era vista una competizione elettorale così partecipata. Tanti sono i fattori che hanno contribuito, primo fra tutti la generale convinzione che per la prima volta la poltrona di sindaco fosse davvero contendibile, specie dopo i risultati cittadini delle politiche, dove la Lega poco più di un anno fa volò al 19% e i 5 Stelle al 24% in contemporanea con il frano del Pd, sceso al 30%, lasciando sul campo oltre 14 punti.
Se questo era il vento che spirava un anno fa, proprio in quella fase si è assistito all’accentuazione della crisi della maggioranza Pd, alle prese con un problema che si è rivelato il tema-cardine a cui si è aggrappata tutta l’opposizione per provare a scalzare la sinistra dal governo della città, e cioè la discarica di rifiuti speciali di Rimateria. Così sul versante della salute e dell’ambiente, si è staccato dalla maggioranza Spirito Libero con Stefano Ferrini, poi candidato a sindaco con la sua lista civica, mentre tutte le minoranze si sono coalizzate in consiglio comunale. Alla fine se il leader dei 5 stelle, Daniele Pasquinelli, nuovamente candidato a sindaco, e quello del Prc, Fabrizio Callaioli, anch’egli di nuovo in lizza per la poltrona di primo cittadino, per ragioni diverse hanno deciso di competere da soli, Ferrari è riuscito a portare dalla sua parte gruppi e personaggi (alcuni anche con un passato più o meno recente nella sinistra), convinti dal candidato del centrodestra che solo una mega coalizione può battere il Pd e il centrosinistra. Da qui sei liste, tre civiche e tre con i simboli di Forza Italia-Udc, Lega e Fratelli d’italia, il partito di Ferrari. «Trasversalismo» lo chiamano, quelli che puntano a far prevalere la convinzione che nella coalizione sia il civismo a dominare, e non quei simboli che spingono decisamente a destra la compagine.
Se Ferrari è partito molto presto, il centrosinistra si è mosso invece molto tardi, con una guerra interna al Pd risolta con la scelta condivisa di candidare Anna Tempestini, alla guida di una coalizione che punta anch’essa su due liste civiche oltre a quella del Pd, per la prima volta in secondo piano, e che nelle ultime settimane è tornata a essere una presenza viva in città.
Del resto, si tratta di una campagna con caratteristiche nuove, con in lizza 271 candidati, ognuno dei quali – altra concreta novità – già abituato dai social, ha opinioni e vuole esprimerle, prende la parola nelle manifestazioni pubbliche, insomma è tutt’altro che un numero dietro il candidato sindaco. Ma, appunto, una prima fase è terminata: i temi toccati fin qui dai candidati sono gli stessi per tutti (discarica, turismo, sanità, sicurezza, industria, porto), con poche differenze – almeno negli slogan – se non sul tema dei rifiuti. Ora però a meno di un mese dalle elezioni i piombinesi, mai così attenti alla politica, si aspettano di conoscere le ricette (cioè i programmi) con cui i candidati pensano di riuscire a cambiare la città. Anche questo, a parole, obiettivo di tutti. —
CLOZ
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