Il dolore
Non più quartiere solo per operai Oggi il Cotone è multietnico
Finita la vita scandita dall’acciaieria, residenti soprattutto stranieri e tanto impegno da parte delle associazioni di volontari
Un tempo a scandire il ritmo della vita quotidiana era il battito incessante del cuore d’acciaio. Il gigante industriale, vivo, soffiava fumo e lavoro, mentre il respiro della fabbrica, trasportato dal vento, toccava le case, posandosi sui muri e insinuandosi nel corpo. Il rumore dell’acciaieria, l’odore dell’industria e il sapore dello spolverino accompagnavano la vita di tutti i giorni, a volte imponendosi di prepotenza, in maniera insopportabile sul contesto circostante.
Gli operai vivevano lì, a due passi dalla linfa economica della città. Il Cotone era la loro casa e i palazzi ora ingialliti dal tempo custodivano l’intimità di coloro che, giorno e notte, erano parte integrante del circuito industriale piombinese. Oggi tutto è cambiato. La storia, per adesso, ha preso direzioni diverse. Il cuore d’acciaio è sopito e il vecchio quartiere operaio si è vestito di una nuova identità. Piazza della Rinascita: ecco il nome dello spazio centrale del quartiere. Lì vengono organizzati eventi e momenti di aggregazione, i quali puntano a unire le diverse anime di un luogo che, con gli anni, è diventato sempre più multietnico. Cittadini e associazioni, in collaborazione con la parrocchia, hanno cercato di creare spazi e momenti di vita comune. Una strada, questa, non sempre facile, ma che è riuscita a dar vita a percorsi partecipati basati sull’inclusione e sul dinamismo. Certo, non tutto è perfetto. Tra chi abita o lavora in questa zona di Piombino, per esempio, c’è spesso la sensazione di vivere in un paese diverso, per il quale c’è scarsa attenzione e in cui il processo di spopolamento e svuotamento commerciale ha lasciato spazi vuoti difficili da colmare. Un tempo al Cotone c’erano latterie, alimentari, una farmacia, mercerie, falegnami, bar, tabacchini, barbieri. Adesso questi negozi non ci sono più, anche perché gli operai, pian piano, si sono trasferiti altrove. Ma questa zona cresciuta accanto alla fabbrica guarda anche avanti. Il Tavolo di quartiere Cotone-Poggetto, ad esempio, è una realtà composta dai cittadini del luogo, dalle comunità araba e senegalese, dalle associazioni Arci e Samarcanda, dagli Emmepi3 e dalla parrocchia e si occupa di portare avanti diverse iniziative all’interno del quartiere. C’è, ad esempio, il doposcuola. Ci sono i corsi di italiano per le donne straniere e ci sono i vari eventi che, di volta in volta, vengono organizzati in piazza e che per lo più coinvolgono i bambini. In fase di costruzione e definizione, poi, ci sono anche alcuni laboratori. Tutto ciò coinvolge un buon numero di stranieri, anche perché in dieci anni la loro percentuale è aumentata. Secondo i dati forniti dal Comune, nel 2007, ad esempio, era straniero circa il 12% dei residenti del Cotone-Poggetto, pari a 124 persone, mentre gli italiani, che costituivano il rimanente 88%, erano 922. La zona è passata dall’accogliere 1046 persone nel 2007, a ospitarne 1132 nel 2017. Durante quest’ultimo anno, d’altra parte, gli italiani risultavano 870 (52 in meno rispetto al 2007) mentre gli stranieri erano 262 (138 in più rispetto al 2007) numero quest’ultimo che corrispondeva al 23% della popolazione del quartiere Cotone-Poggetto. Al Cotone quando il sole si fa alto irradia di luce la collinetta artificiale, struttura creata per allontanare dalle acciaierie lo sguardo di quanti vivevano nel quartiere ai tempi d’oro della siderurgia. Il disegno murale è rovinato dal tempo, ma ancora si intravedono i tratti dei disegni. Il passato è sempre lì, visibile. Ma l’obiettivo è il futuro. –
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