Sicurezza
In 500 al Metropolitan per il film sulla droga “La mia seconda volta”
Gli studenti della Val di Cornia hanno potuto documentarsi sull’esperienza drammatica di Giorgia Benusiglio
PIOMBINO. Cinquecento ragazzi delle scuole medie di: Suvereto, Venturina, più alcune classi dell’Isis Pacinotti di Piombino hanno visto, nei giorni scorsi al cinema teatro Metropolitan, il film “La mia seconda volta” che racconta la drammatica storia di Giorgia Benusiglio, la ragazza che appena diciassettenne, nel 1999, dopo l’assunzione di mezza pasticca di Ectasy in discoteca, finì all’ospedale in codice rosso con necrosi al fegato e solo sei ore di vita.
Giorgia ha subìto un trapianto di fegato, la sua salute è sempre a rischio e questo dramma che potrebbe diventare il dramma di tanti ragazzi caduti anche solo per un attimo nella trappola della droga – oggi ancora più a portata di mano anche per pochi euro – lo va a raccontare nelle scuole, per testimoniare con la sua terribile esperienza contro un nemico da conoscere per sconfiggere.
Invitata a Suvereto l’anno scorso dall’assessore al bilancio, sanità e politiche della casa, Caterina Magnani, la Benusiglio – che nel frattempo ha scritto un libro sulla sua storia (Io non smetto-edizioni Piemme), tradotta poi ora anche per lo schermo – ha avuto fra i ragazzi un forte impatto e il film è stato visto recentemente anche dalle scuole di San Vincenzo, praticamente in quasi tutta la Val di Cornia.
Il progetto proseguirà fino a dicembre, portando la testimonianza di Giorgia, presente a quasi tutte le proiezioni, e andrà su richiesta anche in altre scuole per portare la sua preziosa testimonianza e mettere in guardia i ragazzi da quelle esperienze che a volte la vita mette sul loro cammino. Le vicissitudini di Giorgia Benusiglio sono tremended, crude, ma altamente educative, e i docenti che si stanno impegnando per far assistere gli studenti al film che narra la sua storia, hanno rilasciato commenti positivi su questa “lezione”.
«Perché la droga– dice Giorgia– fa ancora molte vittime e bisogna spiegarla ai giovani, non solo con le parole ma con gli esempi. Io cerco di farlo e con la mia storia spero di salvare molte vite. Quelle di tanti ragazzi di cui ai venditori di morte non importa nulla, perché scambiano le loro vite con il business». —
M.A.S.
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