Sicurezza
Crac Banca Etruria, risarcita pensionata
L’autorità nazionale anticorruzione ha dato ragione alla donna che ha ottenuto un rimborso di circa 60mila euro
VENTURINA. Aveva portato a termine cinque investimenti in obbligazioni subordinate, con migliaia di euro destinati all’acquisto di titoli. Poi, però, Banca Etruria è finita in liquidazione, con tutto ciò che questo ha comportato, e lei ha perso tutto. Per questi motivi nel novembre del 2017 una pensionata residente nel territorio comunale di Campiglia Marittima ha deciso di rivolgersi al collegio arbitrale dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), sperando, in tal modo, di riuscire ad ottenere il diritto a un risarcimento tramite l’accesso al Fondo di solidarietà previsto per i risparmiatori degli istituti di credito sui quali nel 2015 il governo intervenne con il decreto salva banche: Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti. «Pochi giorni fa ci hanno comunicato l’esito dell’arbitrato – racconta Simone Valenziano, studio legale Valenziano, l’avvocato che ha seguito l’investitrice di Campiglia Marittima –. Il collegio, composto da Raffaele Cantone, Raffaele Squitieri e Marco Sepe, ha stabilito che la pensionata ha diritto a un ristoro di circa 60.200 euro». . La donna, dunque, potrà adesso accedere al Fondo di solidarietà. «Nel territorio di Venturina Terme (dove aveva sede una filiale di Banca Etruria ndr) ci sono stati molti casi di persone che hanno investito in obbligazioni subordinate facendo riferimento a Banca Etruria», afferma l’avvocato Simone Valenziano.
Si è trattato spesso di investimenti ad alto rischio non sempre accompagnati da un’adeguata informativa. «In questi casi è possibile intraprendere il percorso dell’arbitrato – aggiunge Valenziano –. È una strada che richiede del tempo, ma il recente lodo dimostra che ottenere un ristoro è possibile».
La pensionata risiedente nel territorio di Campiglia Marittima, nello specifico, ha portato a termite cinque investimenti in obbligazioni subordinate negli anni 2010, 2011, 2012 e 2013. Alla donna il collegio arbitrale dell’Autorità nazionale anticorruzione ha riconosciuto un risarcimento pari all’80% della perdita subita con i primi due investimenti e un ristoro equivalente al 100% della perdita connessa ai restanti tre acquisti. La differenza di percentuale sta nel fatto che nelle prime due circostanze, a differenza delle altre, le condizioni in cui versava l’istituto di credito non facevano ancora presumere un qualche rischio di insolvenza. Nonostante questo, però, secondo il collegio arbitrale dell’Autorità nazionale anticorruzione, in nessun caso l’istituto bancario ha evidenziato, nel momento dell’acquisto dei titoli da parte della donna, i rischi connessi agli investimenti. In questo modo non avrebbe fornito un’adeguata informazione all’investitrice.
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