Toscana
Addio al cipresso piantato dal prete antifascista don Angelo Biondi
A segnalare l’abbattimento dell’albero è Piero Bussotti «È un pezzo della nostra storia, cambierà la piazza»
SUVERETO. «Fate una foto al parterre della chiesa paesani perché a breve non sarà più così. Uno dei due vecchi cipressi piantati da don Biondi un’ottantina di anni fa non sta più ritto ed è giunta per lui l’ora della pensione». A suonare il campanello d’allarme è Piero Bussotti, titolare di un agriturismo alle porte di Suvereto. Nessun appello a salvarlo. Che rappresenti un pericolo è stato certificato, non ci sono alternative. «Non è possibile – prosegue –, ma è un pezzo della nostra storia che modificherà per sempre la nostra piazza».
Abbattere un albero è sempre un dolore. Ma in questo caso è amplificato dal legame affettivo che lega i suveretani a don Biondi. “Per il suo impegno nella Resistenza e nella Liberazione di Suvereto”, questa la motivazione ufficiale con cui l’amministrazione comunale all’epoca guidata da Rossano Pazzagli decise il cambiamento del nome della piazza XI Febbraio, quella che si incontra appena sorpassato l’arco merlato di accesso al centro storico, in piazza Angelo Biondi.
Il prete antifascista svolse negli anni che precedettero e in quelli del Secondo conflitto mondiale un ruolo importante al fianco di chi si era schierato contro il fascismo e il nazismo. Ad attestarlo sono numerosi documenti e varie pubblicazioni storiche. Don Biondi fu esponente del Comitato di liberazione nazionale locale, coordinò l’afflusso dei renitenti presso le formazioni partigiane, accolse nella sua casa le riunioni dei comandi partigiani e del Gruppo di azione patriottica locale. Il sacerdote svolse un ruolo di collegamento con le squadre partigiane, provvedendo all’invio di uomini, derrate e denaro e trovando alloggio per gli uomini in pericolo.
Classe 1899, originario di Massa Marittima, don Angelo studiò nei seminari della sua città natale e di Sarzana. È stato combattente e decorato nella Prima guerra mondiale. Ordinato sacerdote, il suo primo contatto con Suvereto fu con l’incarico di assistente dell’Azione cattolica, fino alla sua soppressione da parte del regime fascista nel 1931. Nel 1932 successe a monsignor Evangelisti come arciprete di Suvereto dove restò per 40 anni, fino alla sua morte avvenuta l’8 settembre 1972.
«Nella memoria di un vecchio suveretano c’è ancora un piccolo tavolo di marmo, posizionato fra quei due giovani cipressi, teatro di lunghe nottate a chiacchiera con quel prete un po’ strambo, un po’ partigiano, un po’ padre e un po’ contadino che era don Angelo Biondi – ricorda Bussotti –. Pare che con il passare degli anni si vedesse già nettamente che quello di destra cresceva più in fretta, al che don Biondi parlandoci, gli dicesse: “Te cammini troppo, ti taglieranno prima”. Personalmente l’ho sempre visto così, più alto e più robusto dell’altro, non avrei mai pensato che si era indebolito al punto di dover essere tagliato». Che prosegue: «Quando l’ho saputo, ho avvertito il desiderio di andare a fotografarlo, sono rimasto due minuti a guardarlo e per un attimo ho pensato a quante risa può aver assecondato e quante lacrime avrebbe a modo suo asciugato se avesse potuto». E conclude: «Lo sguardo non sarà più lo stesso. Sarà come tornare indietro». —
M.M.
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