Il Tirreno

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Quei dieci anni da sindaco che hanno cambiato San Vincenzo

Manolo Morandini
Quei dieci anni da sindaco che hanno cambiato San Vincenzo

Libro dello storico Bientinesi sull’amministrazione Roventini  con i contributi di Livio Cristiani e Marco D’Agliano

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Dai banchi del consiglio comunale Carlo Alberto Roventini per tre lustri ha determinato le scelte della San Vincenzo di oggi. E al suo nome i sostenitori come i detrattori legano le principali scelte che hanno disegnato l’attuale assetto del paese, dalla zona pedonale al porto turistico. Il suo percorso da amministratore viene ripercorso nel libro “Due presidenti e un sindaco. Quando la politica era un’altra cosa” dallo storico Lorenzo Bientinesi che ha fatto incrociare le penne allo stesso Roventini e a chi negli anni in cui è stato primo cittadino ha guidato le sorti delle due principali associazioni di categoria di San Vincenzo, stando alle caratteristiche dell’economia del paese, Livio Cristiani, presidente di Confesercenti e Marco D’Agliano, al timone di Confcommercio. Volume che sarà presentato il 6 aprile alle 16, 30 nella sala della Torre.

«Il porto rappresenta uno sviluppo per il paese così com’è stato per la zona pedonale, punto di contrasto all’inizio da parte di molti commercianti e oggi fiore all’occhiello di San Vincenzo», sottolineava Roventini in un’intervista alla fine del suo mandato di amministratore. Sindaco dal 9 giugno 1989 al 13 giugno 2004, Carlo Alberto è stato stroncato da un infarto il 15 giugno del 2017, avrebbe compiuto 73 anni di lì a pochi giorni, l’8 luglio. Tra le scelte che si legano al suo nome la realizzazione del Piano strutturale, San Vincenzo è stato il terzo comune in Toscana a dotarsi di questo strumento urbanistico. L’acquisto e la ristrutturazione della Torre come dell’ex Cinema Verdi. La costruzione del palazzetto dello sport come i recuperi urbanistici del Cantinone e dei cinema Tirreno e Centrale.

Alla presentazione, oltre a Bientinesi, interverranno Cristiani e D’Agliano, con il sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini, Marcello Campia di OAK edizioni e in veste di moderatore lo storico locale Gianfranco Benedettini.

«Il libro è un progetto di diversi anni fa – dice Bientinesi –. Si propone di ripercorrere dieci anni di vita amministrativa, dal 1994 al 2004, in cui sono state compiute scelte molto significative per la vita di San Vincenzo. I fatti della politica sono arricchiti con aneddoti e retroscena che ho messo a fuoco coinvolgendo i protagonisti di quegli anni a cominciare da Carlo Alberto che ha collaborato alla stesura e revisione dei capitoli. Ci ritrovavamo a cena per confrontarci».

Schietto, deciso. Roventini ha sempre difeso con fermezza e a viso aperto il proprio operato. «Avete bisogno del diavolo per poter fare politica», rispondeva a chi lo dipingeva al centro di una politica affaristica. Sentimento a cui contribuiva con il suo modo di fare. Per molti, infatti, ha rappresentato un politico che da sinistra amministrava come fosse di destra. Anche se lui, incurante, era solito replicare: «Un conto è fare il politico, altro conto è amministrare un Comune. Il politico Roventini è un idealista che fa il volontario alle Feste dell’Unità, che crede in un certo tipo di società, che opera sicuramente a sinistra. L’amministratore invece è una persona pragmatica che deve fare i conti con le esigenze del paese, senza per questo riconoscersi con la destra». Fino a rivendicare pari dignità rispetto all’impostazione delle politiche di area vasta che vedevano in Piombino il fulcro della Val di Cornia. «Un esempio è la vicenda della Tenuta di Rimigliano – sottolinea Bientinesi –, con una contrapposizione aperta dell’allora sindaco Ds con al stessa federazione del suo partito».

Ex operaio alla Dalmine, proveniente da una famiglia che definiva «apolitica ma tendente a destra», Roventini aveva la politica nel suo dna. Passione che ha trasmesso al figlio Massimiliano, attuale segretario della federazione Pd della Val di Cornia e assessore all’Urbanistica a San Vincenzo. «Carlo Aberto è stato un politico a tutto tondo, nel senso che aveva la capacità di unire l’analisi al confronto e la sintesi dei problemi concreti di cui si doveva occupare».

C’è un capitolo speciale a chiudere il volume, che è dedicato alla memoria di Carlo Alberto Roventini. «Si racconta del cosiddetto secondo consiglio comunale, quello che fino a non molti anni fa era una consuetudine del dopocena e che nel tempo si è spostato da un bar all’altro – conclude Binetinesi –. Si tratta di un gruppo nutrito di amici che era solito ritrovarsi e tra i tanti argomenti a tenere banco era la politica del paese. Un gruppo di persone trasversale della società civile sanvincenzina. Quelle discussioni in qualche modo finivano per essere un termometro del sentire comune che arrivava all’orecchio del sindaco Roventini». —

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