Sicurezza
Affitti troppo alti, tasse e burocrazia E il commercio abbassa le serrande
Circa trenta i fondi vuoti tra corso Italia e via Pisacane Il centro si riempie di franchising a scapito dei piccoli negozi
piombino. I cartelli “Vendesi” e “Affittasi” si impongono un po’ ovunque in città, ma in molti casi non c’è niente ad annunciare uno spazio che è identificato unicamente da una serranda abbassata. Vedere tutti quei fondi sfitti è qualcosa che fa male. Piombino era anche una città commerciale. Corso Vittorio Emanuele e corso Italia (dall’inizio alla fine) erano i luoghi delle “vasche”. I portici significavano incontro e piazza Costituzione era il salotto buono della città. Oggi tutto questo è cambiato. La crisi siderurgica ha reso più povera una Piombino che da anni sta cercando di risollevare la testa e l’agonia della fabbrica ha contribuito a spezzare il respiro dei commercianti. Tra corso Italia e via Pisacane i fondi vuoti sono circa trenta. Alcuni di essi, quelli meglio posizionati, si riempiranno in fretta. Nella parte centrale del corso c’è infatti ancora chi investe: si tratta soprattutto di catene di franchising interessate ai locali più grandi. «Per i fondi situati in posizioni strategiche la richiesta c’è», dice Elena Guglielmi, L’immobiliare del corso. Molti altri spazi, invece, sono chiusi da anni. «Il costo dell’affitto varia in base a posizione e dimensione. Corso Italia è la zona più cara: qui il prezzo dei fondi va dai 900 fino ai 2mila euro al mese e oltre. In via Pisacane e in via Petrarca, invece, la cifra scende su una media di 400/500 euro». Tra gli esercenti c’è chi lamenta la scarsa presenza di persone a passeggio in una zona centrale che, via via, si restringe sempre di più. C’è chi afferma che le tasse sono molto alte e che, in aggiunta, gli esercenti non possono contare su ammortizzatori sociali di alcun tipo. Ma c’è anche chi decide di avere una visione positiva. «C’è una crisi molto profonda e la gente in giro è poca – racconta Pamela Lucani, negozio Bulli e pupe, corso Italia 105 –. Spero che la situazione possa migliorare perché Piombino si sta svuotando ed è un vero peccato». «Io voglio essere ottimista perché ho investito nella mia attività e ho dato per essa anima e corpo. Voglio credere che questa situazione prima o poi cambierà – dice Gerardo Mascia, macelleria Gerardo e Francesca, corso Italia 145 –. Purtroppo è un momento difficile. Le tasse, ad esempio, sono altissime». Recentemente Cna Val di Cornia, presentando una relazione che diventerà un documento per i candidati sindaci del territorio, ha tratteggiato un quadro volto a mostrare il peso «della pressione fiscale sulle piccole imprese del territorio». Dal documento emerge che, per quanto riguarda le imprese, «la parte del reddito che finisce in imposte, a Piombino si attesta sul 61,9%, percentuale che in provincia è seconda solo a quella di Cecina (63,4%). Per quanto riguarda l’Imu, poi, la determinazione delle aliquote non può prescindere dalla diversità che caratterizza i valori catastali a seconda della zona». Su questo argomento il sindaco Massimo Giuliani qualche tempo fa aveva detto che «a Piombino Imu e Tasi per certe categorie sono già al minimo. Comunque possiamo vedere cosa è possibile fare insieme alle associazioni di categoria per gli sgravi fiscali, anche se questi non possono bastare per far ripartire le attività». Cna, inoltre, ha analizzato il lato burocratico del fare impresa, sostenendo che «per aprire un bar sono necessari 71 adempimenti, con 26 enti coinvolti e una spesa media, in burocrazia, di 15mila euro. Per una falegnameria, invece, gli adempimenti risultano 78 e la spesa si avvicina ai 20mila euro. Questi sono numeri rilevanti che spesso scoraggiano gli imprenditori».
Crisi economica e tassazione sembrano dunque incidere sull’andamento del commercio. «Ci siamo trasferiti a Livorno», «Chiusura per cessazione attività» sono alcuni dei cartelli affissi sulle vetrine dei negozi di corso Italia. Secondo i dati forniti dallo sportello unico delle attività produttive del Comune di Piombino, nel 2018 si sono registrate, ad esempio, 10 cessazioni di attività legate a generi alimentari (le aperture sono state 8) e 21 cessazioni di esercizi di settori non alimentari (17 aperture). Va meglio il settore della ristorazione (9 aperture e 6 cessazioni) e quello delle strutture ricettive (7 aperture e zero cessazioni). Tra chi, quest’anno, ha deciso di iniziare una nuova attività a Piombino c’è Marina Di Pietro che, con l’aiuto di Matilde Margì e Sybilla Sannino, gestisce una nuova yogurteria in corso Italia. «Piombino ha bisogno di novità e allegria – dicono –. Crediamo che la città possa rinascere e scegliamo di essere fiduciose».
Claudia Guarino
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