Il Tirreno

il futuro di aferpi 

Ferrari: diremo no all’acciaio al piombo il Pd: è Jindal che decide

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PIOMBINO. Francesco Ferrari, candidato sindaco del centrodestra, s’impegna in caso di successo elettorale «a collaborare costantemente col Gruppo Jindal. Da un colosso dell’acciaio quale è Jsw ci aspettiamo un serio rilancio del nostro stabilimento in termini produttivi e occupazionali, un progetto che dia un futuro certo a tutti i dipendenti coinvolti».

Ferrari però precisa che questa collaborazione avverrà in caso di vittoria «senza dimenticarci mai che alla base di ogni tavolo, di ogni trattativa e accordo, metteremo sempre davanti a tutto due punti per noi inderogabili: la salvaguardia dell’ambiente e la salute dei nostri concittadini. Queste regole varranno per Jindal e per tutti quegli imprenditori che operano, o decideranno di venire ad operare all’interno del nostro territorio».

Il candidato sindaco del centrodestra quindi è contrario rispetto «alla volontà della proprietà Jindal di effettuare dei test di lavorazione degli acciai automatici o acciai al piombo presso il reparto tmp di Aferpi (nella foto). Una scelta che, se confermata, non possiamo che giudicare negativamente e non in linea con le attese di una città che da questa società si aspetta il ritorno a una produzione d’acciaio pulito, che si ottiene solo con l’utilizzo di impianti all’avanguardia e non certo con strutture vetuste, che daranno soltanto nuova vita a lavorazioni superate e bandite da Piombino già decenni fa. Non possiamo né vogliamo assolutamente permetterlo».

Dichiarazioni che non sono piaciute al Circolo fabbriche del Pd, secondo cui «chi si candida a guidare Piombino dovrebbe ben sapere che non è nelle prerogative di un sindaco decidere o interferire nelle strategie di una azienda privata. Decidere cosa produrre e come non spetta né ad un sindaco, né al sindacato».

«Prerogativa di un sindaco, o aspirante tale – scrive il Pd in una nota – è la tutela della salute pubblica e che qualunque produzione o attività industriale venga svolta seguendo tutte le procedure e le prescrizioni che enti pubblici preposti alla vigilanza, come Arpat e Asl, decidono di imporre. Sta all’azienda poi la valutazione finale sulla sostenibilità economica di un qualunque tipo di produzione, acciai al piombo compresi, al netto dei costi necessari e al rispetto di prescrizioni e pratiche operative di sicurezza. Si rileva, come già avvenuto per la questione Rimateria – è la conclusione – un’implicita dichiarazione di inadeguatezza a gestire situazioni complesse, come il caso degli acciai automatici, nei confronti delle imprese private». —



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