Il Tirreno

Il percorso verso l’autonomia 

La comunità di San Vincenzo e i suoi bisogni in una petizione del 1865

Manolo Morandini
La comunità di San Vincenzo e i suoi bisogni in una petizione del 1865

San Vincenzo, il documento originale donato al Comune dallo storico Lorenzo Bientinesi. Le tappe che portarono al 1949 con il riconoscimento dell'autonomia locale, il ruolo di don Ivon Martelli e di Giulio Andreotti

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Poco più che un villaggio. Seicento anime, sparse tra il mare e la campagna. Nell’Ottocento Torre di San Vincenzo è questo. Una piccola comunità che inizia a percepirsi tale. In tutte le storie servono delle date per semplificare e orientarsi. E in questa, che nel 1949 si chiude con la nascita della municipalità, si parte dal 6 settembre 1865. È il giorno in cui ventisei sanvincenzini si ritrovano per scrivere e firmare la petizione indirizzata al prefetto del compatimento di Pisa con cui chiedono un minimo di servizi per il loro paese, all’epoca frazione di Campiglia Marittima. Non avendo trovato ascolto nei rappresentanti comunali provano a rivolgersi più in alto. Sarà un tentativo a vuoto, ma di fatto quel documento rappresenta l’inizio del percorso civile verso l’autonomia locale.

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«Non c’è una data da cui si può far partire il discorso dell’autonomia, ma di certo questo è il primo documento tra quelli disponibili che attesta l’abitato della borgata di Torre di San Vincenzo. Si tratta di una petizione al prefetto del compatimento di Pisa, sotto la cui competenza il Comune di Campiglia Marittima rimarrà fino al 1929 quando venne creata la provincia di Livorno». Così lo storico Lorenzo Bientinesi, a cui si deve il ritrovamento del documento originale che ha deciso di donare al Comune di San Vincenzo in occasione dei settant’anni dalla proclamazione dell’autonomia da Campiglia Marittima.

Sfogliare le pagine ingiallite della petizione è come fare un percorso a ritroso in cui si finisce per scoprire logiche tipiche anche del nostro tempo. «L’argomentazione di base è questa: siccome paghiamo i tributi al Comune di Campiglia Marittima vorremmo che fossero soddisfatti quelli che riteniamo essere dei servizi essenziali – spiega Bientinesi –. Ovvero, avere una scuola, l’acqua potabile, la pubblica illuminazione nella via principale, un cimitero e che l’apertura al culto della chiesa di San Vincenzo Ferreri. La costruzione dell’edificio sacro, finanziata dal granduca Leopoldo, era terminata nel 1861. Ma restava chiuso perché mancavano delle rifiniture». Che aggiunge: «La petizione documenta che questo gruppo di persone si sente già una comunità. E come tale avanzava queste richieste per dare dignità alla convivenza civile del paese». Ce ne furono altri di documenti simili. Tutti sulla stessa falsariga. E tutti caduti nel vuoto.

Dopo la Seconda guerra mondiale la richiesta di autonomia conosce un passo più deciso. È il Comitato di liberazione nazionale di San Vincenzo (Cln) a riprendere in mano la pratica. «Viene contattata la prefettura per avere indicazioni sull’iter burocratico da seguire. Il 10 luglio 1946 il Cln cessa la sua attività e per occuparsi della questione verrà fondato il Comitato Pro San Vincenzo. Ne facevano parte Amedeo Santini, don Ivon Martelli, Osvaldo Mischi e Guidobaldo Sabatini. Il referente politico su scala nazionale è il deputato socialista Leonetto Amadei».

I quattro sanvincenzini saranno accompagnati a Roma per un incontro con il sottosegretario al Ministero degli Interni, all’epoca guidato dal democristiano Mario Scelba. «Ma non si raggiunge il risultato sperato», sottolinea lo storico Bientinesi.

Se la vicenda si sblocca lo si deve a un’amicizia nata a Roma, nelle aule della Pontificia Università Gregoriana. Don Ivon rispolvera i suoi contatti. «Il compagno di studi Giulio Andreotti, all’epoca era sottosegretario alla presidenza del consiglio di Alcide De Gasperi – dice Bientinesi –. Oltre ad aver condiviso il percorso di studi l’amicizia si era consolidata anche per la comune militanza nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci)».

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Andreotti concesse un incontro a don Ivon che lo investì del problema. «La questione venne portata all’attenzione del sottosegretario agli Interni Achille Marazza – prosegue Lorenzo Bientinesi –. La regola generale per quel periodo era che non si istituissero nuovi comuni. A San Vincenzo serviva una legge in deroga. E così avvenne».

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Il 3 giugno 1949, con decreto firmato dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi e controfirmato dal presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi, da piccolo borgo dipendente da Campiglia Marittima, San Vincenzo diventa un Comune autonomo. Ed è dal 1949 che ogni anno l’indipendenza viene celebrata il 15 agosto con il rito civile e suggestivo dei fuochi d’artificio sparati in cielo dalla spiaggia. —
 

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