Gioco
La pazza idea di D'Auria: anche l’Elba potrà avere la sua nazionale di calcio»
Il vulcanico presidente della Polisportiva Rio nell'Elba ci prova. Vuole iscrivere l’isola alla federazione Conifa: «La Padania gioca il mondiale degli “indipendenti”, facciamolo anche noi»
PORTOFERRAIO. «Se la Padania ha una nazionale di calcio, allora non vedo perché non dovrebbe avercela anche l’Elba. Li vedo già i giocatori in campo con le maglietta delle Tre Api napoleoniche. Che spettacolo». Ad accarezzare quello che al momento è un sogno, ma che nei prossimi giorni si trasformerà in un tentativo concreto, è Gaetano D’Auria.
Il vulcanico presidente della Polisportiva Rio nell’Elba vuole iscrivere l’isola alla Conifa, la federazione che riunisce le nazionali e più in generale le selezioni calcistiche non affiliate alla Fifa. Un calderone che mette assieme un po’ di tutto: dal Tibet all’Abcazia, dallo Yorkshire all’isola di Man, fino - per restare dalle nostre parti - una regione vera come la Sardegna e una nazione falsa come la Padania.
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Cosa c’entra l’Elba in tutto questo? Poco, forse niente. Ma l’idea intriga, c’è poco da dire, specialmente in un’isola che in tutti questi anni non è mai riuscita a presentare una squadra di calcio unica e dove nei campi locali le rivalità paesane si regolano con le tacchettate negli stinchi. E poi se il motore dell’iniziativa è l’instancabile D’Auria, allora sognare l’Elba tra le squadre iscritte al mondiale di calcio più sgangherato del Pianeta non è un’utopia. Gaetano nella vita fa il collaboratore scolastico, ma nelle sue vene scorre una quantità industriale di sport, in tutte le sue forme. È lui, infatti, a organizzare ogni anno le Mini Olimpiadi a cui partecipano centinaia di bambini delle scuole. Ed è sempre lui che, nel 2015, portò le telecamere di Sky Sport sui campi polverosi dell’Elba, per documentare tra una risata e l’altra il mini torneo a cinque squadre della Terza Categoria isolana. E se aggiungiamo che, quest’anno, l’Elba ospiterà per la prima volta i Giochi delle Isole, allora anche un mondiale di calcio ci starebbe davvero come il cacio nei maccheroni.
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«Le adesioni stanno crescendo – racconta l’inossidabile presidente, che tanti anni fa è arrivato da Nocera Inferiore e all’Elba ha trovato la sua casa – l’iniziativa è partita dalla resuscitata polisportiva di Rio Elba che poi confluirà in un’ altra associazione con un direttivo e uno statuto proprio». Insomma, D’Auria ha le idee chiare e pensa in grande (è il minimo sull’isola di Napoleone). Si vede già alla guida di una nazionale. «Lo scopo è quello di allargare gli orizzonti, sia sportivi ma anche turistici – dice – basti pensare che appena qualche mese fa è nata la nazionale della Sardegna. I mondiali della Conifa sono arrivati alla terza edizione e aderiscono circa 47 nazioni non riconosciute, ma il nostro caso non vuole essere né una provocazione né una ribellione verso qualcuno o qualcosa, ma un’apertura, una sfida non solo sportiva».
In realtà, basta guardare lo statuto della Conifa, i margini sembrano non esserci. La federazione nata nel 2013 accoglie le nazioni, le dipendenze, gli Stati senza un riconoscimento internazionale, le minoranze etniche, i popoli senza Stato, le regioni e le micronazioni non affiliate alla Fifa. L’Elba non rappresenta nessuna di queste voci, a meno che non la si comprenda un po’ impropriamente tra le regioni. Ma per un presidente che ha ricreato la Polisportiva Rio nell’Elba dalle ceneri, la burocrazia non è un ostacolo. Figuriamoci.
«C’è davvero tanto entusiasmo sull'idea di una nazionale di calcio elbana – racconta D’Auria – una volta costituitasi l’associazione, i soci fondatori dovranno scrivere lo statuto. Sono diversi gli aspetti da chiarire: chi potrà vestire la maglia con le Tre Api della nazionale elbana? Solamente i nativi? O i residenti da almeno 10 anni? Oppure anche i nativi di tutta la Toscana?». Insomma il presidente D’Auria pensa già alla squadra da mettere in campo. Le chiacchiere stanno a zero, all’Elba c’è da vincere un mondiale». —
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