Gioco
Braccio di ferro sui pagamenti Ici tra Comune ed Enel Produzione
Il caso dopo che l’Agenzia delle entrate ha rivisto la rendita catastale dell’impianto di Tor del Sale
Non sono bastati sedici anni. Il braccio di ferro tra Comune di Piombino ed Enel Produzione Spa prosegue. Si torna all’esame dei giudici della suprema corte di Cassazione. Nodo del contendere: le rate arretrate dell’Ici non percepite per il 1998, gli ultimi tre mesi del 1999 e tutto il 2000. In soldi si tratta di più di un milione di euro.
Riavvolgiamo il nastro. All’origine della lite c’è una diversa interpretazione rispetto all’applicazione delle regole per la determinazione dell’imposta comunale sugli immobili. Nel 2001 il Comune di Piombino, sulla base delle maggiori rendite attribuite alla Centrale Enel dall’Agenzia delle entrate, richiede all’Enel il pagamento per la maggiore imposta accertata. Ma invece dei soldi arriva il primo ricorso della società alla Commissione tributaria provinciale. Un primo passaggio in cui vengono confermate le ragioni dell’ente locale. E così accade sostanzialmente anche nei gradi successivi.
La controversia tra Comune ed Enel Produzione risale addirittura al 1997. Al momento dell’entrata in esercizio della centrale di Tor del Sale la società accatastò l’impianto non considerando il valore delle turbine tra gli elementi necessari alla valutazione della rendita. L’Ici pagata veniva così calcolata su un valore all’epoca espresso in lire di poco superiore a un miliardo, contro un valore accertato dall’Agenzia delle entrate di oltre 5 miliardi.
Il braccio di ferro. Nel 2003 il Comune di Piombino notifica ad Enel Produzione Spa l’avviso di accertamento con cui chiede il pagamento a titolo di maggiore Ici per gli anni d’imposta 1998, 1999 e 2000. In pratica, si chiede di integrare quanto versato dalla società sulla base della maggiore rendita catastale accertata dall’Agenzia delle entrate. E subito la società ricorre alla Commissione tributaria provinciale. Risultato: l’avviso è stato giudicato illegittimo per il 1998 e i primi nove mesi del 1999, corretto per i restanti tre mesi del 1999 e tutto il 2000. Enel decide di impugnare la sentenza alla Commissione tributaria regionale. E arriviamo al 2005. Nuove carte bollate portano in Cassazione. La sentenza è del 2015. I giudici della suprema corte rimandano alla Commissione tributaria regionale la verifica dell’obbligo di pagare per Enel rispetto al 1998 e parte del 1999. Nel 2018, saltando i passaggi intermedi, c’è la sentenza della Commissione tributaria regionale. Ma la parola fine è lontana. Il pronunciamento non convince Enel che a gennaio di quest’anno ricorre alla Cassazione per chiedere l’annullamento. —
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