Il Tirreno

Assemblea sanvincenzina 

Supermercato alla Porta nord: «Una previsione anacronistica»

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san vincenzo. «Non importa se Alessandro Bandini ha assistito, nel suo mandato da sindaco, alla chiusura di tre strutture commerciali. Il primo cittadino annunciando l’arrivo di improbabili decine di posti di lavoro si è lanciato in una variante urbanistica dannosa al commercio al dettaglio che vive con fatica tutto l’anno». Così il gruppo consiliare Assemblea Sanvincenzina che chiede di rivedere la previsione urbanistica di un nuovo supermercato alla porta nord di San Vincenzo.

I consiglieri Paolo Riccucci, Francesco Battini e Fabiana Boccini con un’osservazione depositata il 18 marzo chiedono che il consiglio comunale provveda ad annullare la deliberazione numero 100 del 27 dicembre 2018 ovvero il 2º stralcio della seconda Variante al Regolamento urbanistico anticipatoria del Piano operativo e che, a seguito dell’annullamento della deliberazione, venga dato atto dello stralcio definitivo della previsione commerciale per la realizzazione di una media struttura di vendita in un’area limitrofa al cimitero comunale.

«È una variante anacronistica viste le chiusure delle altre strutture in pochi anni, una variante infattibile come abbiamo sostanziato più di una volta – affermano i consiglieri di As –: una variante per una struttura di cui nessuno sentiva la necessità; nessuno tranne il sindaco». Che aggiungono: «Abbiamo presentato un’osservazione in cui chiediamo, ancora una volta, l’annullamento della delibera di consiglio comunale, voluta fortemente da giunta e sindaco, poiché, come già ampiamente discusso nei consigli comunali non ci pare né legittima, né di alcun interesse pubblico ma anzi, un danno al già fragile tessuto commerciale sanvincenzino».

A mettersi di traverso alla variante, come anticipato dal Tirreno, potrebbero essere anche Unicoop Tirreno ed Etrusco Srl, a cui fa capo il punto vendita a marchio Conad di San Vincenzo, che per far valere le loro ragioni chiedono al Tribunale amministrativo regionale della Toscana di annullare il provvedimento con cui sono stati adeguati gli strumenti urbanistici.

«Ancora una volta si impegnano risorse economiche, il tempo dei dipendenti comunali, dei tecnici, degli organi competenti, il consiglio comunale, per forzare un percorso urbanistico che non si doveva fare, al fine di raggiungere l’ennesimo interesse particolare – concludono –. Ed ecco che, invece dei tanti declamati posti di lavoro, abbiamo ottenuto tempo e risorse economiche buttate via e un bel ricorso al Tar che pagheranno al solito tutti i cittadini. Risorse che sarebbero potute essere spese in ben altro modo». —

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