La protesta
Entro il 2022 arriva il 5G Arpat verifica le emissioni
Monteverdi. A partire dal gennaio 2022 comincerà in tutta Italia l’irradiazione delle radiofrequenze 5G e i primi a ricevere l’internet delle cose saranno 120 piccoli comuni, tra cui Monteverdi l’unico in Toscana, oltre a Prato inserito però in un gruppo ristretto di SmartCity tra cui Roma e Milano: l’elenco completo è sul sito oasisana.com. Saranno le aziende di telefonia mobile che hanno vinto le aste del Ministero dello Sviluppo a occuparsi dell’operazione, installando nelle case mini-antenne a microonde millimetriche. L’arrivo del segnale 5G consentirà all’interno degli ambienti domestici di comandare il funzionamento di tv, frigoriferi, termosifoni e altri apparecchi smart, cioè predisposti per la nuova tecnologia.
A Monteverdi la notizia pubblicata dal Tirreno a gennaio ha suscitato reazioni di segno diverso: dallo stupore alla preoccupazione per le conseguenze che l’irradiazione delle radiofrequenze potrebbe causare alla salute dei cittadini. Su quest’ultimo aspetto sono già state avviate campagne contrarie all’operazione, sono stati scritti libri nei quali si evidenziano possibili rischi non essendo stato provato al momento – si sostiene – l’assenza totale di pericoli. Proprio a Prato si è costituito il primo comitato in Toscana di contrasto all’arrivo del 5G. A Monteverdi delle preoccupazioni e dei dubbi manifestati dai cittadini si è fatto interprete Francesco Govi, capogruppo in consiglio comunale di maggioranza, con una richiesta di chiarimenti inviata in Regione e finita sui tavoli dell’Arpat. Che a stretto giro ha risposto.
Si sottolinea che la localizzazione del 5G non è una sperimentazione sul “corpo” dei piccoli comuni d’Italia, ma l’applicazione di una tecnologia che si avvale di frequenze già utilizzate nella pratica e decisa con un provvedimento dell’Autorità sulle telecomunicazioni (Agcom) dell’8 maggio 2018 dopo aver effettuato tutte le possibili verifiche. “L’asta ha assegnato le frequenze e gli operatori di telefonia mobile realizzeranno la rete”. Nel merito Arpat sottolinea che “la normativa italiana prevede limiti che sono i più bassi in Europa. Per ogni impianto Arpat rilascia un permesso dopo aver verificato il non superamento dei limiti fissati”. Tutto dunque sotto controllo e certificato e un’opportunità di servizi in più nelle case dei monteverdini. — G.P.
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