Il Tirreno

Stroncatura di Avati: «Oggi c’è un cinema privo di ambizioni»

Francesca Lenzi

Il regista ospite con il suo ultimo romanzo del ciclo d’incontri “Populonia d’inverno” 

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l’incontro

Cinquant’anni di cinema, sospeso fra sogno e ricordo, bene e male, dove l’ironia si mescola con la nostalgia. È stato un successo l’incontro con Pupi Avati andato in scena il 22 febbraio a Populonia. In una sala strapiena di persone, il museo etrusco dell’antico borgo ha dato spazio a uno degli autori contemporanei più importanti del cinema italiano, e non solo, protagonista della terza serata del ciclo “Populonia d’inverno”, organizzato dalla Dispensa Desideri con la collaborazione del Castello di Populonia e dalla famiglia Gasparri, Francesca Cantini, dalla libreria Coop, da Periplo Turismo e Cultura, e da Carolina Megale, curatrice del museo etrusco e dall’associazione culturale Past in Progress.

A moderare la serata il critico cinematografico e letterario Fabio Canessa. In programma le presentazioni dell’ultimo romanzo di Avati “Il signor Diavolo”, edito da Guanda, e del saggio “Tutto Avati”, pubblicato dal Foglio, scritto da Gordiano Lupi e Michele Bergantin, volume enciclopedico sull’intera filmografia avatiana. In particolare “Il signor Diavolo”, già diventato un film, che il regista ha recentemente finito di girare e uscirà nelle sale a giugno, è un storia nerissima ambientata negli anni 50 del profondo nord.

L’incontro è stato anche l’occasione per ascoltare un Avati irresistibile fra aneddoti e ricordi, come l’inizio della carriera da regista, quasi decapitata sul nascere da una lettera ben poco incoraggiante di Ennio Flaiano e un esordio sul set con gaffe. «Era un cinema del passato per cui provo profonda nostalgia – le parole del regista – Adesso c’è un cinema privo di ambizioni, che non cerca qualità né bellezza». —

Francesca Lenzi

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