Il Tirreno

proposta di concordato preventivo 

Quasi due milioni per sanare i debiti dai 320 diportisti delle Terre Rosse

Claudia Guarino
Quasi due milioni per sanare i debiti dai 320 diportisti delle Terre Rosse

Si cerca una soluzione per garantire i servizi al porticciolo Sciacca, ex amministratore: «Area già riconsegnata» 

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La volontà è di diventare assuntori della proposta di concordato preventivo, mettendo sul piatto quasi 2 milioni di euro al fine di sanare i debiti della Cpc srl.

I 320 diportisti che aderiscono al comitato Terre Rosse, soci della Fenice Nautica Srl, chiedono da tempo una soluzione in grado di garantire lo svolgimento dei servizi al porticciolo e, recentemente, hanno formalizzato la propria proposta a Cpc, affinché «la Fenice Nautica possa diventare assuntrice del concordato preventivo che è stato proposto – scrive il comitato in una nota – La società si assume l’impegno di gestire, in affitto, l’azienda e quello di mettere a disposizione, per il pagamento dei debiti di Cpc, 1 milione e 900mila euro, a fronte della proroga della concessione e del trasferimento dell’azienda stessa». L’obiettivo dei diportisti, insomma, è riuscire a ottenere la gestione dell’ormeggio inserendosi nelle procedure giuridiche in corso. Ma per comprendere tutta la questione è necessario fare alcuni passi indietro. La Cpc srl, società in liquidazione proprietaria dell’area relativa al porticciolo delle Terre Rosse, nel 2016 ha ceduto la gestione dell’ormeggio, in affitto, alla Porto Aurora. Nel tempo sono sorte diverse controversie tra Cpc – prima – Porto Aurora – dopo – e il comitato Terre Rosse, fino a quando, a maggio del 2018, il comitato, attraverso il suo legale, l’avvocato Luigi Murciano, aveva fatto sapere che «Cpc è in grave dissesto finanziario. Perciò si potrebbe arrivare a un fallimento o a un concordato. Se la società dovesse fallire sarebbero revocate le concessioni demaniali, dunque i proprietari non avrebbero più il proprio posto barca». A giugno, d’altra parte, il contratto d’affitto della Porto Aurora è scaduto, ma la società ha continuato per qualche mese a gestire l’ormeggio sostenendo di voler garantire la continuità dei servizi. La Cpc, nel frattempo, ha presentato una richiesta di concordato in bianco, riservandosi del tempo per proporre un piano volto al risanamento dei propri debiti così da evitare il fallimento. È questo il contesto nel quale i diportisti cercano di inserirsi attraverso la loro proposta di concordato. «Ora la parola passa agli organi di Cpc – dicono i rappresentanti del comitato – e alla Regione Toscana».

In tutto questo il porticciolo delle Terre Rosse attualmente risulta gestito direttamente dalla Cpc. «A novembre la liquidatrice della società ci ha intimato il rilascio dell’area e noi l’abbiamo riconsegnata alla proprietà», dice Giuseppe Sciacca, ex amministratore delegato della Porto Aurora che sostiene di aver lasciato la carica vendendo tutte le azioni in suo possesso. Il comitato, d’altra parte, sostiene che la sua proposta «è concreta e il recupero del porticciolo andrebbe a vantaggio dell’intera collettività». —

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di Redazione web