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Legambiente: «Un disastro il progetto per Monte Calvi»

V.P.
Legambiente: «Un disastro il progetto per Monte Calvi»

L’associazione ha presentato tre osservazioni sulle richieste di ampliamento «Danneggerebbe habitat naturali e aumenterebbe il rischio idrogeologico»

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CAMPIGLIA. Legambiente Val di Cornia e Legambiente Costa Etrusca hanno presentato in Regione tre osservazioni sulle richieste di ampliamento dell’attività estrattiva a Monte Calvi.

Definiscono il progetto disastroso. E così lacunoso da indurle a ipotizzare che le due società proponenti - Cave Campiglia e Solvay con un’unica procedura - si aspettino una bocciatura. Per poi spostare l’attività, in particolare Solvay, in altri Paesi europei, scaricando le responsabilità sui “soliti ambientalisti”.

L’ampliamento porterebbe in sostanza alla nascita di una unica grande cava dalla cima di Monte Calvi a quella di San Carlo. Per i due circoli di Legambiente l’impatto complessivo si tradurrebbe in 55 ettari di superficie e in oltre 50 milioni di metri cubi di volumi di versante di collina abbattuti.

«Se aggiunti alle superfici ancora in fase di coltivazione, - affermano - si raggiungerebbe la cifra record di circa 200 ettari di un unicum di cava con un impatto devastante sul paesaggio collinare».

Nella prima osservazione si sottolinea che si tratta di un sito d’interesse comunitario, una Zona Speciale di Conservazione e Natura 2000. La caratteristiche principali sono i 4 habitat di interesse comunitario, di cui uno di interesse prioritario. Per la fauna e la flora, si segnalano 10 specie di uccelli, una di mammiferi, una di invertebrati, piante e infiorescenze, elencati nella direttiva Cee del 2009 sulle specie rare e minacciate.

E poi, c’è il carico del vincolo paesaggistico e di interesse archeologico per la presenza di miniere del periodo etrusco.

La mancanza di una valutazione d’incidenza degli effetti delle opere su un territorio con quelle caratteristiche è inquadrata nella seconda osservazione mentre nella terza si sottolinea il rischio idraulico accresciuto. I corsi d’acqua sanvincenzini assumerebbero carattere più torrentizio innescando possibili bombe d’acqua. Di danni ce ne sarebbero anche per la falda idrotermale a causa del processo di impermeabilizzazione del terreno le cui fratture verrebbero colmate da materiali di risulta delle lavorazioni.

L’enormità dell’area investita dal progetto, la mancanza di una qualsiasi forma di approfondimento, peraltro prevista dalla normativa, fanno dubitare i due circoli di Legambiente delle reali intenzioni dei proponenti.

«Un po’ - aggiungono - come se ci si volesse precostituire un alibi. Come se ci si volesse sentir dire no».

I firmatari delle osservazioni ritengono che se anche la Regione Toscana desse la sua approvazione ad un piano comunque disastroso, la Comunità europea lo fermerebbe. Scatterebbero procedure d’infrazione proprio per quell’interesse comunitario attribuito all’area e alle emergenze presenti in materia di fauna e flora.

I due circoli, nel frattempo, continuano l’ allerta. —

V.P.

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