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Per l’Ugl restano troppi interrogativi sugli acciai al piombo

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PIOMBINO. Lavorazione di acciai al piombo: l’Ugl ne sottolinea problemi e pericoli. E ritiene che il consenso dei Rls sia insufficiente. «Occorre - scrive - che i sindacati conoscano tutta la documentazione aziendale. La lavorazione non può partire senza approfondimenti».

Rispetto alla relazione del professor Carlo Mapelli (Politecnico di Milano), in particolare nel passaggio che esclude nel caso specifico la volatilità del piombo, «che passerebbe allo stato gassoso a una temperatura di 1800°, mentre le barre escono a 1200°”. Perchè allora - domanda Ugl - dovrebbero essere forniti così tanti indumenti protettivi? Si parla di maschera ad alta protezione contro particelle solide e aereosol acquosi, occhiali, guanti in lattice sotto quelli normali, copriscarpe, tute monouso (di carta durante la laminazione?). Si parla di ben 5 centraline di rilevamento: controllate da chi? Se il professore è così sicuro che bisogno ci sarebbe di tutta questa attrezzatura? Il piombo - prosegue Ugl - fonde a 375° e vaporizza completamente attorno a 1800°. Tra le 2 temperature, sia nel forno di riscaldo, sia durante il passaggio nella descagliatrice, sia durante il raffreddamento, vi è rilascio di particelle di piombo allo stato gassoso e polveri che si potrebbero spargere in tutti gli ambienti». Altri passaggi riguardano la mancanza di aspirazione. «Resta difficile - chiude - metabolizzare che 30 anni fa il progetto fu abbandonato nel momento in cui il piombo veniva riconosciuto come sostanza pericolosa e fu tolto anche dalla benzina». —

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