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Ore di lavoro ridotte , Aferpi tira dritto I sindacati pronti alla mobilitazione

Valeria Parrini
Ore di lavoro ridotte , Aferpi tira dritto I sindacati pronti alla mobilitazione

Il taglio è intorno al 30% con possibile esternalizzazione della vigilanza, intanto Camping Cig chiede una reazione  

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PIOMBINO. A fine riunione ognuno è rimasto delle proprie convinzioni. Aferpi, presente con il responsabile del personale, Riccardo Grilli e la referente per le relazioni sindacali, Susanna Taddei, ha confermato la riduzione del monte-ore lavorativo. Taglio che non inciderebbe sulla sicurezza.

Per i sindacati, al tavolo con i segretari provinciali e i coordinatori dello stabilimento, la riduzione influisce sull’organizzazione del lavoro e può costituire un rischio per l’incolumità delle persone.

In ballo ci sono la contrazione del 30% delle ore, seppure con percentuali diverse da reparto a reparto, e la possibilità di esternalizzare la vigilanza. Tutto, nel nome di interventi contro quelli che sono stati definiti “sprechi”.

In sostanza, si è trattato di una fotocopia della riunione precedente, replicata dopo che il consiglio di fabbrica aveva richiesto ai propri vertici un altro passaggio con la direzione prima di intraprendere qualsiasi iniziativa.

Aferpi ha confermato di non voler speculare sugli ammortizzatori e di essere impegnata nella ricerca di un equilibrio economico in grado di garantire la sostenibilità economica, assicurando contemporaneamente massima attenzione alla sicurezza, anche ambientale.

Ha poi fornito alcune indicazioni sulla produzione prossima ventura. Circa 40mila tonnellate in febbraio con la marcia alternata dei tre treni. Il doppio a marzo quando gli impianti lavoreranno in contemporanea.

Adesso Fim, Fiom, Uilm e Ugl decideranno cosa fare. Scartata l’idea di una riunione immediata del consiglio di fabbrica, si confronteranno ciascuna con le proprie Rsu. La Fiom probabilmente aspetterà martedì, quando è previsto il direttivo alla presenza della segretaria nazionale Francesca Re David. Poi, di nuovo consiglio di fabbrica e decisione finale.

Sulla situazione dello stabilimento interviene l’associazione Articolo 1-Camping Cig che parla di un futuro sempre più in bilico. Rispetto alla riduzione del monte ore lavorativo evidenzia gli effetti sui reparti di manutenzione «con ovvie e pericolose ricadute sulla sicurezza. A fronte di tutto questo al momento i sindacati non mostrano l'intenzione di convocare le Rsu e le assemblee, rimandando tutto a dopo l'incontro del 19 al Mise. Un attendismo inconcepibile».

Pur stigmatizzando il disinteresse mostrato dal governo sulla vicenda, Camping Cig ritiene indispensabile ed urgente che i sindacati si attivino rapidamente e passino alla mobilitazione. Come nota a margine affermano che Jindal in Italia, seppure con un altro ramo familiare, «non sta dando buona prova di imprenditorialità. Vedi il caso Treofan a Battipaglia e la Tubi in ghisa Saw a Trieste». —

Valeria Parrini

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