Il Tirreno

l’economia locale  

Petti, un 2018 da incorniciare Valore in aumento del 24%

Annalisa Mastellone
Petti, un 2018 da incorniciare Valore in aumento del 24%

L’azienda di Venturina non risente affatto del calo del mercato del pomodoro. Terzo posto tra i top brand italiani, consolidato grazie alla spinta dei prodotti bio

3 MINUTI DI LETTURA





VENTURINA. Petti continua a crescere e conquista la leadership del mercato bio. Il mercato dei derivati del pomodoro, che nel complesso vale circa 475 milioni di euro, ha infatti chiuso il 2018 con un calo complessivo del - 4,6% rispetto a dicembre 2017. . Tutti i brand tra i top 15 hanno chiuso l’anno con il segno meno, a eccezione di Petti e di Alce Nero. Il marchio conserviero toscano, consolidando il terzo posto nel settore, è l’unico che cresce a doppia cifra, con un +24% rispetto a dicembre 2017 e raggiungendo quasi 29 milioni di euro circa di vendite a valore, riducendo sensibilmente la distanza dal seconda azienda in classifica. Questi dati e il prezzo medio di Petti, che si conferma ben al di sopra della media di categoria, testimoniano come il mercato si stia sempre più spostando verso la fascia premium e stia premiando la qualità di Petti centrata sulla certificazione di origine toscana della materia prima, sulla lavorazione a bassa temperatura e su un packaging distintivo.

Petti e Alce Nero sono anche i top player del segmento dei derivati del pomodoro bio, un mercato che vale quasi 30 milioni di euro, che cresce complessivamente del +2,8% e di cui i due brand insieme valgono quasi la metà. Petti ha puntato strategicamente sul biologico, con una linea completa che oggi conta oltre 20 referenze 100% toscane e certificate.

Petti ha chiuso l’anno conquistando la leadership di questo segmento, con una crescita del +28,8% rispetto all’anno precedente e una quota a valore di 22,9 punti. Importanti dunque i risultati conseguiti a pochi anni dal lancio del brand. Con grande soddisfazione del Gruppo Petti. «Quando a fine 2013 abbiamo deciso con mio padre di debuttare con la linea Petti a nostro marchio di famiglia, dopo oltre 90 anni di produzione conserviera per gruppi nazionali e internazionali, in pochi credevano nelle possibilità di successo in un segmento che sembrava affollato e saturo – afferma Pasquale Petti, quarta generazione e a capo dell’azienda toscana di famiglia –. Ma il nostro coraggio è stato ripagato: abbiamo investito in materia prima certificata 100% toscana, in qualità, in innovazione e in ricerca per portare valore allo scaffale e offrire un prodotto d’eccellenza ai consumatori italiani e a quelli di tutto il mondo». Ma l’azienda ha ancora molto da offrire al mercato, in termini di idee e innovazione. «Per sostenere il progetto a marchio – aggiunge – abbiamo affrontato molti investimenti in comunicazione e marketing, ma abbiamo dedicato importanti risorse soprattutto all’ampliamento della capacità produttiva del nostro stabilimento di Venturina Terme, a beneficio di tutto l’indotto che oggi impiega oltre 2.000 persone. Negli ultimi due anni, inoltre, abbiamo dovuto fronteggiare le criticità del comparto del pomodoro da industria in Toscana e il gap di prezzo tra il pomodoro toscano e quello di altre regioni».

Infatti, l’azienda si sta impegnando in prima linea per rilanciare la coltura del pomodoro da industria in Toscana, partecipando a un tavolo di lavoro con produttori, associazioni di categoria, autorità locali e Regione, per far tornare sostenibile e competitiva la produzione conserviera nel territorio. «Il 2019 sarà per noi quindi un anno impegnativo e decisivo su questo fronte – annuncia -. Nel contempo, continueremo a investire in ricerca e sviluppo e già nella prossima primavera prevediamo il lancio di nuovi prodotti». —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore