Il dolore
Due denunce per caporalato È la prima volta a Monteverdi
MONTEVERDI. L’ombra terribile del caporalato oscura le aree agricole di Monteverdi e Pomarance.
Per la prima volta in provincia di Pisa le forze dell’ordine si sono trovate di fronte a una situazione di caporalato: uomini arrivati in Italia in cerca di un lavoro onesto, gettati a lavorare per anche 14 ore al giorno all’aperto, costretti a dormire in capannoni agricoli privi dei requisiti minimi igienico-sanitari, pagati con salari irrisori rispetto alle ore di impiego.
Sono due le situazioni che sono finite nel mirino del nucleo dei carabinieri dell’Ispettorato del lavoro coadiuvati, nell’operazione che ha portato alla denuncia in stato di libertà per “sfruttamento delle condizioni di bisogno personali” di due uomini italiani, dai militari della stazione di Monteverdi Marittimo.
Le indagini hanno richiesto molto tempo, e hanno necessitato anche di appostamenti e controlli notturni. Fino a che non è stato tutto palesemente chiaro.
I lavoratori, extracomunitari, provenienti da Paesi poveri, uno dei quali reclutato in una struttura ricettiva per rifugiati in provincia di Livorno, sono stati impiegati dai “caporali” senza soluzione di continuità nel 2017 e nel 2018, per lo svolgimento dei più svariati lavori agricoli: pascolo del bestiame, pulizia delle stalle, raccolta della legna e altro ancora.
Uno dei responsabili è stato denunciato anche per l’impiego di manodopera clandestina.
Nei confronti di tutti i denunciati, invece, sono stati elevate sanzioni amministrative (oltre 12mila euro) scattate a seguito di evidenti irregolarità.
I lavoratori non erano stati sottoposti neppure alla visita medica, necessaria per accertare l’idoneità alla mansione lavorativa.
Un caso che scuote la provincia e che potrebbe fare da apripista per altri casi simili nei territorio del Pisano e del Livornese.
Uomini sfruttati, trattati come bestie e sottopagati. Costretti a vivere in stanze sporche, senza servizi igienici adeguati e in barba a ogni standard di sicurezza. Disperati che in cambio di pochi soldi erano disposti a turni di lavoro massacranti, senza alcun diritto riconosciuto.
Una storia triste, che scuote l’ambiente dell’imprenditoria agricola della zona di Monteverdi. E che potrebbe condurre le forze dell’ordine a svelare altri casi simili. Una delle due operazioni è stata portata a termine alla fine di prolungate indagini di polizia giudiziaria e di impegnativi accertamenti finalizzati a chiarire e individuare gli “indici” dello sfruttamento previsti dalla nuova legge sul caporalato, introdotti con la revisione del 2016, che estende la punibilità ai datori di lavoro anche in assenza dell’intermediatore, cioè colui che controlla e fornisce agli imprenditori la manodopera. —
T. S.
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