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«Vogliono chiudere la nostra azienda, ma non c’è contrasto tra turismo e cava»
La lettera delle maestranze di Eurit dopo le polemiche «Il nostro è un lavoro umile ma onesto, meritiamo rispetto»
PORTO AZZURRO. «Non concordiamo con chi cerca di creare una contrapposizione tra turismo e attività estrattiva». È quanto affermano i lavoratori sulla collina di Crocetta, a Porto Azzurro. Con una lettera inviata al Tirreno i diciotto addetti del sito produttivo elbano intervengono in seguito alle polemiche di questi giorni . «La Eurit, che con i suoi quasi dieci milioni di fatturato si pone tra le aziende più importanti del territorio isolano, è a rischio chiusura», si afferma nella lettera delle maestranze.
Il lavoratori ricordano come l’azienda in questione sia presente all’Elba da decine di anni ma non «sia mai stata un deterrente per le altre attività».
Gli addetti Eurit sostengono che «i fattori che rendono la nostra isola appetibile ai fini turistici sono la pulizia delle spiagge, del mare, la viabilità, i trasporti, un sistema sanitario efficiente e la qualità di tutti i servizi in genere – si legge nella lettera – ipotizzare che l’esistenza dell’Eurit abbia ripercussioni negative sul settore turistico non è dimostrabile, visto che fin ora le due realtà hanno convissuto e prosperato. Quindi siamo convinti che cercare di portare questa attività alla chiusura non dia un valore aggiunto all'isola, ma la renda soltanto più povera».
Il personale della cava ritiene «inopportune, facili e fantasiose» le proposte di ricollocamento dei minatori nel comparto turistico. «Oggi le stagioni sono solo di tre mesi e questo passaggio nel mondo del precariato significherebbe, per famiglie con mutui e figli, la perdita di quella stabilità economica e serenità che un contratto a tempo indeterminato può offrire», scrivono i lavoratori. Le maestranze definiscono «intransigente» la linea di Legambiente sulla questione. «Sono posizioni maturate dopo aver ascoltato un’unica campana, visto che non hanno mai incontrato né la proprietà né i lavoratori – proseguono – aprire un dialogo senza pregiudizi avrebbe dato a tutta la vicenda una prospettiva diversa. Inoltre, parlando delle due attività agricole sorte nei dintorni dell'Eurit, c'è da dire che sono nate da pochi anni e che quindi i proprietari erano consapevoli che avrebbero convissuto con un vicino scomodo».
La rappresentanza dei lavoratori, nella lettera inviata al Tirreno, ritiene «moralmente discutibile» impegnarsi per «causare la chiusura di un’azienda al fine di veder valorizzato il proprio investimento».
Gli addetti chiedono inoltre rispetto «da parte di quelle associazioni che sui giornali esprimono giudizi denigranti verso la nostra attività – concludono – è vero, la nostra sarà pur sempre una professione umile, ma onesta. Auspicando un proseguo dell'attività, riteniamo che sia serio e doveroso da parte di tutti i protagonisti di questa vicenda cercare di esprimere un giudizio obbiettivo senza strumentalizzazioni da propaganda elettorale, perché non ci dobbiamo dimenticare che da tale decisione dipende il futuro di tante famiglie». —
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