Il Tirreno

la cooperativa chiedeva 16 milioni 

Invitalia dice no ai finanziamenti per il progetto del porto della Chiusa Coppola: «Una decisione prevedibile»

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PIOMBINO. Il progetto della Chiusa di Pontedoro non avrà i finanziamenti di Invitalia, richiesti per il progetto del porto : 22.468. 437 euro era il programma di investimento, la cooperativa chiedeva un finanziamento di 16. 014. 375.

Il progetto peraltro, che nella sua interezza ha un costo stimato in 80 milioni, per il primo step costituito dalla realizzazione della darsena turistica ha bisogno di 25 milioni, teoricamente coperti dal valore dei posti barca, somma che però non è ancora stata completamente raccolta per le difficoltà a individuare partner disposti a investire nella cantieristica.

Si capirà presto se queste difficoltà, unite al “no” alla richiesta di finanziamenti deciso da Invitalia, avranno un peso decisivo sul futuro del progetto.

L’obiettivo della coop Chiusa di Pontedoro è realizzare una darsena turistica con 652 posti barca, un centro commerciale di quattromila meri quadrati, il polo della cantieristica, 80mila mq di aree e una banchina da 180 metri, un’area dedicata alle attività di pesca per 57 posti barca e un ettaro di magazzini per la conservazione del fresco, delocalizzando così gli attracchi dei pescherecci del porto di Piombino. Nel progetto anche un’area di 100 posti dedicata alla nautica sociale e sportiva, più altri cento posti barca per i soci della cooperativa.

Per Luigi Coppola, segretario provinciale dell’Udc, «era prevedibile che il progetto della Chiusa di Pontedoro non avesse gambe, ricordo che fui attaccato pesantemente quando mi espressi in tal senso. Stavolta a non crederci è Invitalia, agenzia di Stato che gestisce i finanziamenti della legge 181 del 1989 per gli interventi di riconversione e riqualificazione industriale. Infatti non ha ammesso la società cooperativa La Chiusa di Pontedoro all’accesso alle agevolazioni per circa 16 milioni di euro richiesti. In realtà, il porto di Piombino non può ospitare tutto di tutto, eppure qualcuno pensava che vi fosse la capacità per accogliere dalla nautica di alto cabotaggio alla crocieristica, passando per la filiera della pesca, rifiuti industriali e dismissioni navali».

Secondo Coppola «un cacciucco, per dirlo alla livornese, da Poggio Batteria fino alla Chiusa. La cosa che mi colpì fu l’idea di integrarvi la nautica sociale, termine alquanto particolare, in realtà i posti barca vuoti “per poveri”, vista la terminologia, abbondano. Nel frattempo, purtroppo, la realtà è che neanche le cose fattibili – conclude – stanno procedendo come dovrebbero, ed alcuni lavoratori portuali rischiano la cassa integrazione». —



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