Gioco
I nostri studenti sul Treno della Memoria verso Auschwitz per ricordare Frida Misul
La cantante livornese di origine ebrea, scomparsa nel 1992 nella sua città, sopravvisse ai campi di sterminio grazie alla sua voce
IL VIAGGIO
Frida Misul aveva una bella voce, era una promettente cantante livornese, nata nel 1919 e grazie al suo dono fu anche una delle pochissime sopravvissute ebree all’inferno di Auschwitz. La sua storia non deve essere dimenticata e a raccontarla ci hanno pensato i ragazzi del Treno della Memoria.
Martedì a Birkenau l’hanno ricordata nel corso della toccante cerimonia legata al progetto “Un nome, una storia, una memoria” proposto dal Museo della deportazione e resistenza nel contesto dell’iniziativa della Regione Toscana che ha portato in questi giorni ad Auschwitz oltre 40 studenti e 5 insegnanti provenienti da altrettanti istituti superiori del territorio di Livorno (Cecioni, Fermi, Isis Foresi, Carducci Volta Pacinotti e Einaudi).
In tutto sono oltre 550 gli studenti (tra questi 60 universitari) e circa 60 i docenti, provenienti da tutta la Toscana, che prendono parte all’edizione 2019 del Treno della Memoria promosso dalla Regione, sotto l’Alto patronato del presidente della Repubblica, a cui partecipa anche la vicepresidente Monica Barni. La fase preparatoria e organizzativa del Treno è affidata al Museo della deportazione.
La storia
Nata a Livorno Frida era stata costretta nel 1943 a trasferirsi ad Antignano per sfuggire ai bombardamenti e alla “caccia agli ebrei”. Quando nel settembre del ’43 morì la madre non ne denunciarono la scomparsa per paura di essere arrestati.
«Dopo tre giorni, io, mio padre e le mie sorelle abbiamo portato la mamma al cimitero e l’abbiamo sotterrata con le nostre mani», scriverà nel suo libro di memorie, una delle primissime testimonianze di deportati ebrei nei campi di sterminio nazisti, pubblicato a Livorno nel 1946. Frida sarà arrestata all’Ardenza nel maggio del ’44, denunciata dalla sua maestra di pianoforte, e portata ad Auschwitz.
Lei stessa nel suo libro di memorie racconta che forse la sua voce fu la sua salvezza nel lager, ma sofferenze e violenze non le furono comunque risparmiate. Fu liberata un anno dopo l’arresto e tornò nella sua Livorno. È scomparsa nel 1992.
Parola agli studenti
È toccato alla studentessa Alessia Attanasio dell’Istituto Carducci Volta Pacinotti di Piombino rinnovare la memoria di Frida Misul, pronunciando il suo nome a Birkenau durante la cerimonia che ha concluso la visita al campo di sterminio. «È sempre stato facile e continua ad esserlo scivolare nella zona grigia e scendere a compromessi con la nostra coscienza. È necessario imparare a conoscere e a riconoscere il male nelle sue svariate forme, intuire i pericoli di una società che rischia di produrre sempre maggiori fenomeni di intolleranza ed emarginazione – dice Alessia insieme ai suoi compagni e all’insegnante Odetta Barani – Auschwitz è stato reso possibile dalla connivenza di migliaia di persone in tutta Europa, che sapevano e hanno rifiutato di porsi il problema della propria responsabilità personale».
Il progetto
“Un nome, una storia, una memoria” costituisce un’opportunità che viene offerta ai ragazzi per stabilire un rapporto più diretto e personale con la storia.
«Prima di partire abbiamo consegnato ad ogni studente e studentessa il nome di una persona deportata ad Auschwitz da custodire e portare con sé in viaggio per poi pronunciarlo a voce alta davanti ad un microfono il 21 gennaio, al termine della visita guidata e prima della cerimonia davanti al memoriale di Auschwitz-Birkenau – spiegano Aurora Castellani e Camilla Brunelli, presidente e direttrice della fondazione Museo della deportazione che ha sede a Prato –. Ogni storia individuale, dalla persecuzione alla deportazione e nella maggior parte dei casi fino alla morte, comprende già ogni aspetto del tragico racconto dello sterminio nazista». —
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