Fornai: «La nostra è una città bellissima ma sottovalutata»
PIOMBINO. Andrea Fornai è piombinese. Per la precisione di Riotorto. Viaggia tantissimo, ma resta legato alla sua terra, tanto da realizzare un festival (Energetica) proprio nel posto dov’è nato. È anche responsabile, con l’associazione Aeffe, del management italiano di Marco Calliari.
Cosa pensa di Piombino?
«È una città sottovalutata, fatta di persone che spesso contribuiscono a tale sottovalutazione. Piombino è spesso associata alla parola crisi. Bisognerebbe riuscire a far parlare di Piombino per la sua storia, la sua bellezza, il cibo, l’accoglienza, il mare e i talenti che ci nascono».
Cosa si salva e cosa andrebbe migliorato?
«Mi piace tanto il fatto che chi è piombinese ci tiene alla sua origine, la rivendica. Andrebbe invece migliorato il rapporto tra città e governance. Credo che negli ultimi anni ci sia stato del lavoro positivo, ma trovo che i piombinesi siano poco informati sulla loro città e sulle opportunità future».
Qual è il valore di un progetto come quello che sta portando avanti con Calliari?
«Il progetto con Calliari e Production Casa Nostra ha portato qualcosa di importante per il turismo: una notorietà all’intero di un circuito di canadesi e italo-canadesi appassionati di Italia. Persone che ogni anno vengono in vacanza nel nostro Paese. Inoltre ha permesso la creazione di eventi musicali internazionali con i quebecois Marco Calliari, Fred Peloquin, Julie Houle (e molti altri) e italiani come Finaz e Erriquez della Bandabardò, Petra Magoni, Peppe Voltarelli. Se ogni operatore culturale piombinese organizzasse un’attività di “gemellaggio” come abbiamo fatto in questi anni, Piombino avrebbe più visibilità. Perché non bisogna dimenticare che chi viene poi s’innamora e ne parla agli amici».
Musica come veicolo per far conoscere un luogo?
«Il ritmo è alla base della vita, è il surrogato umano di un linguaggio universale. La musica unisce chiunque. Direi che oggi grazie ai Matti delle Giuncaie la Val di Cornia e la Maremma sono due luoghi molto più conosciuti nell’area che sta tra Montreal e Quebec City».
Cosa farà o vorrebbe fare in futuro?
«Mi piacerebbe piantare una ventina di ettari di canapa su una parte dei nostri terreni inquinati da metalli pesanti. Questo per raccontare la canapa e i suoi poteri fitodepurativi, ma anche per ribadire che basta ascoltare e mettersi in gioco per trovare soluzioni nuove e inaspettate». —
F.L.
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