Italia
Arpat: cattivi odori dalla discarica nel 12,4% dei rilevamenti orari
Sui “disagi olfattivi” il riferimento è la soglia dell’Organizzazione mondiale della sanità «L’andamento delle concentrazioni di H2S non correlato agli orari di esercizio»
Nei 45 giorni di monitoraggio delle cosiddette “emissioni odorifere” dalla discarica di Rimateria (dal 12 novembre al 31 dicembre), le centraline Arpat hanno superato quella che viene considerata la “soglia di disturbo” nel 12,4% del totale dei rilevamenti orari: nei 45 giorni cioè «il numero dei dati validi registrati – scrive Arpat in una relazione firmata dal responsabile del dipartimento, Giancarlo Sbrilli – corrisponde a 896, le medie orarie in cui è stata superata la soglia di disturbo odorigeno sono state 111, in 26 giorni su 45, con un tempo medio di 5 ore».
È quanto emerge dalla lettura del rapporto dell’Arpat, sull’analisi dei dati della centralina di via Adige, che determina con frequenza oraria la concentrazione in aria di idrogeno solforato (o acido solfidrico, H2S), gas incolore dall’odore di uova marce.
Non ci sono riferimenti normativi, ma Arpat spiega che per i soli «disagi olfattivi» viene presa a riferimento la soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di 7 microgrammi per metro cubo.
Arpat nella sua relazione spiega che la centralina «con venti che provengono dal secondo quadrante è investita dalla massa d’aria che proviene dalla discarica». Elemento interessante a questo proposito è che «le medie orarie con superamento della soglia di disturbo con venti provenienti dalla discarica sono state 59, ovvero il 6,6 per cento del totale dei dati orari validi», poco più della metà dei dati (53,1%) oltre la soglia Oms. Peraltro è ovvio che la prossimità della centralina alla discarica, può spiegare anche i superamenti in condizioni di calma di vento.
«La media mobile calcolata su 90 giorni – scrive Arpat – è 3 microgrammi per metro cubo».
Scorrendo i dati rilevati da Arpat colpisce anche il corposo superamento della soglia Oms nei giorni intorno a Natale, quando la discarica era chiusa. Per Arpat in conclusione «la media mobile della concentrazione di H2S calcolata su 90 giorni è risultata inferiore al valore guida Oms», e comunque «l’andamento delle concentrazioni di H2S non risulta correlato agli orari di esercizio della discarica».
Sbrilli ribadisce che i cattivi odori «sono la somma di due elementi: le aree residuali di discarica non ancora dotate di copertura provvisoria e aspirazione del biogas, e le attività di movimentazione dei rifiuti».
Arpat sostiene infine che per ridurre i cattivi odori della discarica di Ischia «è necessario che il gestore eviti di movimentare strati di rifiuti già messi a dimora e in fase anaerobica, salvo le attività strettamente necessarie alla messa in opera dei presidi necessari alla chiusura della discarica, ad esempio l’ancoraggio dei teli di copertura». —
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