Il Tirreno

«Aferpi, ora è davvero emergenza Servono lotte e mobilitazioni»

Camping cig preoccupato dagli annunci sulla volontà dell’azienda di ridurre i costi della produzione e soprattutto quelli del personale 

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la protesta

«I sindacati, finora accodati e tranquilli, cominciano a mostrare disagio, ma non si decidono a promuovere quelle mobilitazioni incisive che impongano Piombino come una drammatica emergenza di portata nazionale».

Protesta il Camping Cig sulla situazione di Aferpi: «1000 posti di lavoro già persi nell’indotto siderurgico, altri 1000 ad alto rischio tra i “diretti”. Dei quasi 1900 dipendenti ne lavorano 3-400; 1500 sono fissi a casa e “godono” di una Cig con retribuzione al limite (o anche sotto) della soglia ufficiale di povertà, senza “scivoli” o altri paracaduti per gli esuberi, cioè a condizioni complessive ben peggiori di quanto previsto all’Ilva di Taranto».

«Ci sono preoccupanti difficoltà dell’azienda a rientrare nel mercato dopo la lunga sosta dello stabilimento nel periodo Cevital – prosegue il Camping cig – pressoché totale assenza di investimenti sui treni di laminazione, che limita lo sviluppo della qualità del prodotto e quindi la capacità di rientrare nel mercato; scarso numero dei lavoratori attivi (circa 350-400); risparmi spinti all’osso che rischiano di creare difficoltà alla pur esigua produzione in atto; ritardi nelle procedure di appalto per lo smantellamento dei vecchi impianti; omertà sul numero di posti di lavoro che andranno comunque persi, anche nella ipotesi ultra-ottimistica di completa realizzazione del piano: i “mitici” tre forni elettrici con rientro in produzione di 1500 lavoratori; assenza di qualsiasi azione preliminare concreta (al di la delle dichiarazioni) che testimonino la volontà di andare verso una moderna acciaieria».

Preoccupazioni che «si rafforzano dopo la richiesta dell’azienda di ridurre ulteriormente tutti i costi di produzione e soprattutto i costi del personale, con l’ ipotesi di portare in diverse postazioni di lavoro da cinque a quattro i lavoratori previsti nelle squadre; e questo mentre al treno TPP si chiedono gli straordinari».

Viene citato poi l’accordo sindacati-Aferpi sulle rotazioni, «previste per pochissimi lavoratori, che faranno affiancamenti gratuiti e con spese di trasporto e mensa a loro carico. Sembra che per l’ azienda la parola d’ordine sia “aspettare - assicurarsi supporti e incentivi pubblici - spendere il meno possibile e soprattutto non investire”. Azienda disponibile, però a mettere altri 300 milioni di euro sul porto. C’è chi interpreta tutto questo come un disegno per arrivare non ad una moderna acciaieria ma ad un centro, in territorio europeo, per lo smercio di semilavorati in acciaio importati ed eventualmente di prodotti di altro tipo, avendo cura di assicurarsi il monopolio delle attività portuali. Un disegno che porterebbe a più di un migliaio di esuberi, dopo il migliaio già fatto fuori nell’indotto». Ora i sindacati hanno chiesto un incontro col governo ma, sostiene il Camping cig, «senza mobilitazione e lotta, se non si accendono i riflettori su Piombino (a cominciare dalla presenza dei segretari nazionali dei sindacati), l’incontro non ci sarà, o se ci sarà, alla riunione il Governo manderà l’usciere del Mise». —



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