Il Tirreno

La ragazzina aggredita al luna park ancora non rientra a scuola

Cecilia Cecchi
La ragazzina aggredita al luna park ancora non rientra a scuola

Piombino, due delle tre denunciate anche per le minacce WhatsApp frequentano la “Guardi”. Grassi: «Previste azioni di sostegno»

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PIOMBINO. Mal di testa da non saper come fare. E ancora non torna a scuola la ragazzina di 13 anni, trascinata a terra tirata per i capelli, poi presa a calci in testa da due giovanissime al luna park giovedì scorso. «Prolungheremo il certificato fatto dal pronto soccorso dopo l’aggressione – conferma la mamma – anche per capire cosa è meglio per lei...».

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La vittima frequenta la media “Guardi” come due delle tre quasi coetanee denunciate di 16, 15 e 12 anni. «Il fatto ci coinvolge comunque – interviene il dirigente scolastico della scuola secondaria di I grado “Guardi” Maurizio Grassi – La violenza non è accaduta qui ma è assolutamente preoccupante visto che si tratta di due nostre alunne. Già previste attività più specifiche attraverso lo sportello psicologico, valutando le cause che sono alla base di questi comportamenti». Escalation di violenza cominciata tra i corridoi della scuola, cresciuta verbalmente tramite un gruppo WhatsApp (zeppo di offese rivolte alla 13enne e alla sua famiglia: pagine di screenshot allegate alla denuncia delle tre autrici delle minacce) e sfociata nell’aggressione. «I primi problemi sono nati a scuola – aveva raccontato Chiara (questo il nome di fantasia che vittima delle percosse si è scelto ndr) – fino all’assalto vero a proprio al luna park. Non ringrazierò mai abbastanza chi ha fermato l’aggressione, chi mi ha aiutato...».

Sul fronte bullismo a scuola? «Fenomeni estremi sempre fuori – risponde Grassi – Qui c’è massima attenzione. Non possiamo controllare WhatsApp né chat, spetta alle famiglie. Per quanto possibile intensificheremo le attività facendo rete coi servizi sociali e le forze dell’ordine, con azioni più specifiche d’ascolto e di sostegno psicologico. Facciamo da qualche anno incontri tra genitori e avvocati o esperti del settore – sottolinea – purtroppo poco partecipati. C’è il corso di formazione per gli insegnanti. Il problema? I ragazzi non sanno gestire emozione e conflitti. La scuola da sola non ce la può fare: da tempo sollecitiamo percorsi in rete con volontariato, servizi sociali, soprattutto dove le famiglie non guidano in modo adeguato la relazione formativa dei figli. Di nuovo stamani ho richiesto un incontro urgente all’assessorato all’istruzione e al servizio Asl 6 per l’adolescenza: aspetto ancora la risposta».

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