Gioco
Martino Talani ricorda Giampaolo: «Mio padre, un’anima sola e libera. Mi manca la sua malinconia»
Parla il figlio del pittore scomparso: «Quando lavorava ero l’unico che poteva entrare nel suo studio, una concessione che mi rendeva orgoglioso»
SAN VINCENZO. «Un’anima sola, un gatto selvatico, indipendente, libero. Uno che non ha seguito nessuna corrente artistica, non si è mai voluto legare a mecenati e ha sempre fatto tutto un po’ per sfida e un po’ per gioco, riuscendo a portare a termine opere incredibili, come l’affresco a Santa Maria Novella o il Marinaio che domina all’ingresso del porto San Vincenzo: un bronzo gigante che guarda verso il mare e il futuro, visitato ogni giorno da decine di persone. Questo era mio padre. Un artista che non ha mai rinnegato le radici di cui andava orgoglioso, soprattutto quando in giro per il mondo poteva parlare della Toscana e del suo paese».
Il figlio Martino racconta così Giampaolo Talani – scomparso il 16 gennaio 2018, a soli 62 anni – quando la sua arte ormai camminava sicura sulla strada del successo.
«Babbo se ne è andato proprio nel momento in cui stava raccogliendo i frutti del suo lavoro», dice Martino – trentadue anni, figlio unico, una laurea depositata nel cassetto per occuparsi del Bagno Venere, lo stabilimento balneare, fondato dal nonno – che dopo la morte del padre si è accollato il compito di salvaguardare le sue opere. Un momento magico dal punto di vista artistico quello che stava vivendo, interrotto bruscamente quando a dicembre dell’anno scorso gli venne diagnosticato il tumore al polmone.
«Una diagnosi inaspettata che però mio padre, dopo il primo sconcerto, ha affrontato serenamente. Diceva che in fondo la sua era stata una vita piena di soddisfazioni e di amore, un sentimento che, grazie ai genitori, aveva conosciuto fin da piccolo e che continuava a conoscere in famiglia, anche grazie agli amici, tanti, di ogni età ed estrazione sociale».
Cosa le manca di più oggi di lui?
«Mi manca lui, mi manca il fatto di non potergli chiedere un consiglio, mi manca la sua malinconia, perché era un introverso e malinconico come si può vedere dai suoi scritti. Ma mi mancano anche l’allegria e il caos che quando tornava a casa creava intorno a sé».
È stato un padre presente, nonostante il lavoro e i continui viaggi?
«Presentissimo! Quando era via telefonava ogni giorno, anche più volte al giorno e quando c’era partecipava alla mia vita intensamente: all’asilo nelle feste natalizie diventava Babbo Natale, a scuola nella recita sul presepe si trasformava in San Giuseppe... Ci teneva a farmi sentire la sua vicinanza. Lo faceva d’istinto perché – diceva – così era stato abituato dai suoi genitori e così riteneva giusto comportarsi. Nel voler bene era anche molto fisico e, specialmente quando ero piccolo, mi ha tanto coccolato».
Era un padre amico?
«Sì. Parlavamo di tutto e litigavamo anche. Fra noi però non ci sono mai stati grandi scontri. Mi ha sempre lasciato libero di decidere della mia vita, pur provando a tenermi vicino a lui e a mamma... Ricordo che a ogni mio dubbio rispondeva con una frase che gli diceva sempre un suo insegnante delle superiori: “Ascolta tutti e fai come ti pare”. Una massima che ancora oggi tengo a mente ogni volta che devo prendere delle decisioni».
Dopo la laurea lei ha scelto di gestire il Bagno Venere, storica proprietà di famiglia, voluta dal nonno che l’ha poi tramandata a suo padre.
«Una proposta la mia accolta con gioia da babbo. Ma lui non mi avrebbe ostacolato neppure se avessi deciso di andare a fare il designer a Città del Messico, anche se avrebbe sofferto per la lontananza».
Sua madre Paola è una donna equilibrata. Una grande fortuna per un artista libero come Giampaolo Talani.
«La compagna ideale. Del resto babbo non avrebbe mai potuto vivere con una persona diversa».
Del periodo artistico di Giampaolo Talani quale ama di più?
«Quello di fine anni Novanta, con i musicisti, le immagini del marinaio... Credo sia stato il più ispirato come raccontava sempre anche lui».
A un certo punto è comparsa la scultura.
«Aveva iniziato a scolpire negli ultimi anni. Da principio era dubbioso, poi tutti gli dicevano “bravo” e ha incominciato a crederci, pur considerandosi sempre pittore al cento per cento».
L’ultima opera scultorea per cui aveva preparato il bozzetto è “Musica nel vento” che andrà a Lovere per essere immersa in riva al lago d’Iseo.
«Sì. Ed è l’unica nata proprio come tale, mentre tutte le altre sono ispirate a soggetti dei dipinti, come il Marinaio e Partenze. Si tratta di uno degli ultimi progetti di babbo, senz’altro quello che sentiva di più. Gliel’ha commissionata il sindaco di Lovere, che aveva già ospitato le proiezioni dei suoi dipinti nell’estate 2017».
Suo padre amava molto San Vincenzo ma il paese lo contraccambiava?
“Credo proprio di sì. Ogni giorno sento da parte di tutti una grande stima. La stessa che ho sempre avvertito per il mio nonno paterno, anche lui benvoluto da tutti... Avendo un’attività collaterale come il bagno Venere, un posto che d’estate vive di gente, di felicità, di compagnia, babbo era riuscito, al di là della sua arte, a creare una rete di amicizie e affetti che continua tutt’ora».
Un luogo, il Bagno Venere, su quel mare tanto amato da Giampaolo Talani, che vi trovava ispirazione per i suoi dipinti.
«Proprio così. Era felice quando stava in spiaggia fra i bagnanti. E il suo occhio d’artista scattava spesso “fotografie”, coglieva umori. Tutte cose che poi gli servivano per i quadri, per i racconti, per le poesie».
Dopo la sua scomparsa, è ritornato molte volte nello studio di suo padre?
«Non tante perché andarci mi fa ancora male. Quando lui lavorava non voleva che nessuno lo disturbasse. Solo io avevo campo libero. Una concessione che mi rendeva orgoglioso». —
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