Il Tirreno

Ore di studi ed esperimenti nel gotha della tecnologia Usa

di Stefano Bramanti
Viola Del Bono
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Viola Del Bono

La giovane universitaria elbana è al lavoro per realizzare un congegno che possa aiutare i piccoli affetti dalla sindrome dell'intestino corto

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PORTOFERRAIO. La “nostra” Viola, americana per sei mesi, è quindi alle prese con la creazione di una parte artificiale di intestino per i piccoli malati. In pratica deve progettare una protesi speciale e spiega che l’ingegneria biomedica affronta studi di fisica, analisi matematica, scienza dei materiali, elettronica e simili, ma anche la parte medica tra cui fisiologia, biochimica ed ha seguito corsi che cercano di unire gli studi ingegneristici al campo medico. Il tutto per saper creare dispositivi biomedici all’avanguardia.

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«L’ospedale pediatrico americano di Boston che frequento – racconta al Tirreno – ha un ampio edificio dedicato a più settori di ricerca, dove agiscono professori, ricercatori, studenti di tutto il mondo che collaborano tra loro. Inoltre c’è una parte dedicata alla sperimentazione animale dove sono presenti medici, biologi, veterinari che ci permettono di testare i dispositivi realizzati. L’ambiente è molto stimolante e mi interfaccio con persone che hanno diversi background, c’è un ingegnere meccanico, uno informatico, un chimico e un biologo, tutti entro i 35, c’è un canadese, un cinese, un coreano e altri. Io devo documentarmi sul problema dei bambini malati di sindrome dell’intestino corto per cercare una soluzione da sviluppare tramite un progetto di costruzione di un congegno biomedico che poi dovrò testare.

Per ora la mia giornata tipo si svolge in laboratorio dalle 9 alle 17 e quindi lavoro al computer studiando e progettando, disegnando in modo tecnico e agisco anche con i macchinari se devo fare qualcosa di pratico come test meccanici. Ad esempio in questo periodo iniziale, faccio pratica con una stampante 3D: che è in grado di stampare oggetti solidi, nel mio caso di plastica, a partire da un modello precedentemente disegnato al computer con appositi software; devo poi fare dei test meccanici con prove di trazione su campioni tramite sensori di forza e devo utilizzare sostanze chimiche, un incubatore o sensori chimici per cui ultimamente ho imparato a preparare una soluzione che mi servirà per esperimenti. Il bello è che se ad esempio ho bisogno di un parere medico/chimico o di altra natura, posso direttamente interfacciarmi con uno specialista dell’ospedale, dato che i laboratori sono molti e vari».

Viola si gusta anche, nel tempo libero, Boston che «è una bellissima città – dice – multiculturale grazie alla presenza di importanti università e centri di ricerca, come appunto la Harvard e il Massachusetts Institute of Technology. Si respira un clima di scienza e conoscenza molto ricco. Fa molto freddo, solitamente pochi gradi sopra lo zero ed è piena di giovani studenti e ricercatori. Io abito in un appartamento con una amica della mia università, che pure lei fa qui la tesi, poi una americana e un messicano. I miei amici si chiamano Rafael, Roberta e Sam. In generale la mia sensazione iniziale è quindi totalmente positiva e penso che si evolverà sempre meglio». —

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