Gioco
«Anticipare gli investimenti sull’acciaieria elettrica»
Chiesto un incontro al Mise con la proprietà per la verifica del piano industriale «Avvio positivo, ma ora servono scelte che diano competitività ai nostri prodotti»
PIOMBINO. Il 2019 è l’anno decisivo per la ripresa della ex Lucchini, cioè per capire se si arriverà come più volte sostenuto dall’Ad Fausto Azzi, ad anticipare i tempi per la realizzazione dell’acciaieria elettrica, che portata avranno gli smantellamenti e come potranno incidere su una ripresa anche dell’indotto.. Il sindacato in questi giorni ha formalizzato una nuova richiesta di incontro al Mise, per una prima verifica del piano industriale a sei mesi dalla vendita dello stabilimento al gruppo Jsw, incontro a cui Fim, Fiom e Uilm ritengono «necessaria la presenza dei massimi vertici istituzionali e della proprietà».
Il sindacato rileva «un dinamismo dello stabilimento al quale non eravamo da tempo abituati», sostenendo però che «il fatto simbolico delle tre linee di produzione, rotaie, vergella e barre che si troveranno a febbraio, per un breve periodo, a laminare contemporaneamente per quanto importante, ha necessità di essere consolidato».
Obiettivo che per Fim, Fiom e Uilm «si ottiene stimolando e supportando l’azienda a recuperare e aggredire il mercato perso in anni di immobilismo, e per farlo con maggior possibilità di successo serve anticipare gli investimenti per chiudere il cerchio della produzione».
In sostanza l’approvvigionamento con le navi dall’India e dall’Oman sembra avere troppi limiti, e per tutto ciò il sindacato ritiene necessario «anticipare al massimo la costruzione del primo forno elettrico ad arco per alimentare le linee avviate e chiudere il cerchio della produzione rendendo maggiormente competitivi i nostri prodotti siderurgici attraverso un’adeguata certificazione dell’intero ciclo, che vada dalla produzione di acciaio fino al prodotto finito.
Altro tema all’attenzione di Fim, Fiom e Uilm è quello degli smantellamenti, «attività estremamente delicata, che nasconde imprevedibili insidie, e che deve essere progettata e attuata da imprese di alto profilo ed estremamente specializzate. Non sarebbe comprensibile che non ci fossero ricadute occupazionali per i lavoratori dell’indotto, ormai da anni disoccupati, così come sarebbe ingiustificabile non impegnare parte dei lavoratori diretti che da anni non mettono piede dentro il loro stabilimento».
A questo proposito l’obiettivo di Fim, Fiom e Uilm è «rivendicare e definire un accordo quadro dove codificare la formazione, le competenze e le condizioni di prestazione del personale locale che dovrà essere utilizzato. Così come sarà importante definire tutti gli elementi di sicurezza fisica per i lavoratori e ambientale per la collettività che le imprese coinvolte dovranno adottare».
A questo proposito il sindacato giudica «prezioso e importante il recente accordo siglato dai coordinatori sulle rotazioni, al fine di coinvolgere quanti più dipendenti possibile in una logica solidaristica. Un accordo che rompe un principio di una scelta insindacabile fatta dall’azienda fra chi lavorava e chi invece non lavorava. Un accordo – è la conclusione di Fim, Fiom e Uilm – che dà una risposta chiara alla domanda pressante di dignità delle persone attraverso un ritorno a sentirsi parte attiva della società e del progetto con il lavoro e non come alcuni spregevolmente le dipingono, adagiate sugli ammortizzatori». —
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