Il Tirreno

la sentenza a grosseto 

Corsi per diventare guardia ambientale Condannato per truffa

P.S.
Corsi per diventare guardia ambientale Condannato per truffa

Un anno per il campigliese  Simone Badalamenti, che dovrà  anche risarcire due partecipanti Il difensore: «Assurdo pensare  che si assicurasse il lavoro»

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CAMPIGLIA. È stata truffa. Così ha deciso a Grosseto il giudice Marco Bilisari al termine del processo nei confronti di Simone Badalamenti, 46 anni, nato a Campiglia e abitante a Massa. Questi era imputato in qualità di presidente dell’associazione Corbia onlus (corpo boschivo ittico ambientale) perché avrebbe indotto in errore 83 persone, promettendo tra l’altro alla fine del corso (costato 50 euro a testa) il rilascio del decreto di guardia giurata ambientale e un’assunzione.

Un anno e 600 euro più spese (la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo aveva sollecitato un anno e 1600 euro) la condanna, più il risarcimento dei danni a due ex corsiste che si erano costituite parte civile: 5.000 euro a Michela Talarico, altrettanti a Giulia Piola. Le motivazioni saranno depositate entro un mese.

L’accusa si è detta convinta della colpevolezza di Badalamenti: «Non è possibile che tutti e 83 i corsisti abbiano capito male le finalità del corso», ha detto il pm, aggiungendo che il presidente ha precedenti dello stesso tipo. «L’architettura della truffa è ben delineata. Ciascuno dei corsisti aveva perso 50 euro e la speranza di un futuro migliore».

Di tutt’altro avviso l’avvocato difensore Alessandro Ragazzini Fuligni: «È chiaro che non poteva essere Badalamenti a emettere un decreto di guardia giurata. È impensabile che con appena tre mesi di corso e spendendo 50 euro si potesse trovare un’occupazione. C’era una possibilità, non una certezza. E il corso era stato ben pubblicizzato: era un’idea vincente, creare personale per la tutela in tutta la Toscana del patrimonio ambientale. C’era anche l’idea di creare una fattoria didattica». Ma pensare che Badalamenti volesse compiere una truffa, «prendendo 4.150 euro da tutti e 83 i corsisti, una cifra con la quale non si sarebbe nemmeno ripagato le spese di trasferimento da Massa e ritorno, è assurdo». Il difensore ha fatto notare che Monica Gianfaldoni, individuata come coordinatrice del Corbia, aveva ricevuto «una bozza di contratto di lavoro. Ed è strano che lei non abbia fatto una causa di lavoro. Era l’unica residente a Grosseto, ha svolto un compito, nessuno lo contesta. Ma si guardi bene che in una mail la Regione si rivolge a lei come “coordinatrice”. Lei una divisa l’aveva, per il suo ruolo; le altre, ai corsisti, sarebbero state date a fine corso, con il decreto». —

P.S.

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